Le battaglie della Sinistra comunista (4)
1923. Il processo ai comunisti in Italia
Il governo fascista prende di mira militanti ed esponenti del Partito comunista d’Italia, allora guidato dalla sinistra
(«il comunista»; N° 99; Febbraio 2006)
( continua dal n. 96 de « il comunista » )
INTERROGATORIO VIGNOCCHI
Vignocchi. - Io non ho mai inteso di appartenere ad una associazione sediziosa. Appartengo al Partito Comunista Italiano fin dalla sua fondazione e faccio parte della sezione di Bologna. Se appartenere al Partito comunista segnificc appartenere ad una associaizone sediziosa, io sono orgoglioso di appartenere a questa associazione sediziosa.
Presidente. - Lei voleva impiantare una scuola di idee comuniste?
Vignocchi. - Io avevo rapporti con la Federazione e, per il tramite della Federazione, con il Comitato Centrale. Assumo la responsabilità di avere cercato di far sorgere una scuola di cultura e credo che questo non costituisca reato. Comunque, di questa iniziativa assumo completamente la responsabilità.
Presidente. - Fu sequestrato in casa sua un manifesto a stampa in cui si impreca contro la voracità borghese?
Modigliani. - Sì, per le tasse!
Avv. Niccolai. - E chi non ha protestato per le tasse?
Vignocchi. - L’imputazione che mi fa mi è stata nota solo quando ho potuto leggere la parte della sentenza di rinvio che mi riguarda. Ho saputo così che mi si imputava il reato di aver protestato contro la tassa di famiglia istituita a Bologna.
Presidente. - Erano gravose assai?
Vignocchi. - Piuttosto. Dichiaro che il manifesto che è stato sequestrato non è mai stato divulgato. Ne è stato divulgato invece un altro che era della Federazione comunista.
Presidente. - Che diceva di non pagare.
Vignocchi. - Che diceva di non pagare. Ma prima di tutto bisogna notare che quell’applicazione della tassa di famiglia fu del tutto arbitraria.
Presidente. - Sono tante le tasse arbitrarie! Lasciamo andare! Ma è vero che il manifesto che diceva di non pagare le tasse lo ha fatto lei?
Vignocchi. - Io ne ho fatto uno; ma quello non fu divulgato.
Presidente. - Il suo non fu divulgato?
Vignocchi. - No, la Federazione provinciale comunista avocò a sè la missione di compilare un manifesto incitante a non pagare la tassa di famiglia ed il mio non ebbe seguito, come risulta dalla corrispondenza in atti.
INTERROGATORIO BETTI
Betti. - Nego di appartenere ad una associazione sediziosa. Appartengo completamente e sono solidale con quanto ha detto il compagno Bordiga. Sono membro della Federazione provinciale bolognese e faccio parte del Partito Comunista fin dalla sua formazione. Sono altero di aver dato per esso disinteressatamente tutte le mie energie.
Presidente. - Lei si è occupato dell’organizzazione dei ferrovieri comunisti in special modo.
Betti. - Mi sono occupato anche di questo. Era un’opera sindacale che il nostro partito compie largamente, in seno a tutte le categorie di lavoratori.
Pubblico Ministero. - Gli vogliamo contestare la lettera di Grieco?
Presidente. - Lo faremo domani per non interrompere l’ordine del nostro lavoro.
Betti. - E’ stato domandato al compagno Tibaldi se fa parte del comitato federale provinciale. Dichiaro che effettivamente non ne fa parte.
Presidente. - Quello lo lasci dire a lui.
Pubblico Ministero. - Lei aveva veste di fiduciario?
Betti. - Il Partito Comunista non ha fiduciari in nessuna provincia, ma ha solo in ogni provincia un Comityato Esecutivo.
INTERROGATORIO LA CAMERA
La Camera. - Confermo di essere fervente comunista e devoto milite del comunismo. Per quanto riguarda l’accusa specifica confermo, accetto e faccio mio quanto ha detto il compagno Bordiga. Per quanto riguarda la somma che ho riscosso rispondo: Furono trovate in casa mia fra i documenti due ricevute per duecento lire che io ho avuto dalla direzione del partito per le spese dell’anno 1922. Duecento lire per tutto un anno! La P.S. avrebbe potuto anche trovare un documento da cui risulta che la federazione provinciale ha avuto un deficit di novecentocinquanta lire.
Presidente. - Presso di lei si trovarono lettere di Fortichiari.
La Camera. - Nomn ho mai conosciuto Fortichiari. Non accetto responsabilità per lettere a firma «Loris» perchè non ho mai avuto comunicazioni di simili invii per posta. Quando mi sono giunte quelle lettere, ho pensato in principio che si trattasse di qualche d’annunziano che mi aveva fatto questo scherzo. poi ho immaginato che si trattasse di un tranello della Polizia che ne andava organizzando di simili. Ho lasciato quelle lettere in un cassetto in attesa di vedere dono si andava a finire.
Avv. Cassinelli. - Si andava a finire in galera! Quanto comunisti ci sono a Cosenza?
La Camera. - Dieci.
Presidente. - Questo può essere. Io sono calabrese e lo so.
La Camera. - E allora sappia, signor Presidente, che la Calabria di oggi non è più quella di alcuni anni fa.
INTERROGATORIO VIAZZOLI
Viazzoli. - Appartengo al Partito Comunista e sono pieno di fede nelle idee di questo partito. Io ho sempre eseguito gli ordini che mi venivano dal mio partito per poter sviluppare la diffusione della grande idea.
Presidente. - Lei era in corrispondenza con Loris o Fortichiari?
Viazzoli. - Non so nemmeno chi siano. Senza aspettare le contestazioni che mi faranno, credo di poter fare subito una dichiarazione in merito al verbale che mi è stato fatto firmare in questura. Questo verbale porta la mia firma; ma non per mia volontà. Sono stato sottoposto alle busse, alla tortura, alla fame e per troncare questi patimenti che la Questura di Pavia mi faceva subire ho dovuto per forza sottoscrivere un verbale che non corrispondeva a quello che ho detto.
Presidente. - Che cosa le fecero firmare?
Viazzoli. - Mi feceero scrivere che questo Loris sia Fortichiari, mentre io non so chi sia. Per lo meno ho sempre creduto che Fortichiari fosse......
Presidente. - Un Carneade!
Viazzoli. - Un nostro compagno del C.E.
Presidente. - Ma al giudice istruttore lei non disse nulla di questo. Non credo che il giudice istruttore lo minacciasse anche lui!
Avv. Cassinelli. - E’ in atti a volumi 14 la sua protesta al giudice istruttore.
Viazzoli. - Fra gli atti si trovano lettere le quali dimostrano che questo sistema di battere gli imputati era abituale alla nostra Questura.
Avv. Cassinelli. - Ed ha dato querela, signor Presidente. Ve ne è traccia negli atti.
Avv. Buffoni. - Vi è anche una denuncia fatta da un avvocato.
Bordiga. - A proposito di quanto ha dichiarato il compagno Viazzoli, dichiaro che risulta dagli atti, perchè è stata sequestrata, una pratica che il Comitato Esecutivo del partito ha fatto a mezzo dell’avvocato Benco non comunista. Questi fu incaricato di compiere le indagini opportune a proposito delle sevizie che avevano subito altri arrestati a Pavia. Le indagini furono fatte in epoca assai anteriore all’arresto del Viazzoli, per certi Bignami e Passalacqua; e sono questi, appunto, elementi atti a dimostrare che a Pavia si sottomettevano abitualmente a sevizie gli arrestati. La pratica si trova a volume 14.
INTERROGRATORIO MORABITO
Morabito. - Mi rimetto all’interrogatorio già reso; nel medesimo tempo mi rendo solidale con quanto ha detto prima il compagno Bordiga. Io ero segretario della Federazione provinciale di Reggio Calabria.
Presidente. - Si valeva di uno pseudonimo.
Morabito. - Non avevo nessuno pseudonimo.
Presidente. - Si dice che pervenivano a lei circolari ed istruzioni con quello pseudonimo.
Morabito. - Non vi era nulla che potesse essere illegale nella nostra azione.
Presidente. - Lei ha fondato la «Calabria Comunista».
Morabito. - Non vi è nessun giornalecomunista a Reggio.
Presidente. - Ma la voleva fondare: ne aveva intenzione.
Morabito. - Chi? Che cosa? E’ una invenzione di chi l’ha detto!
Presidente. - Si dice che per la sua attività ebbe gli elogi di Bordiga e di Grieco.
Morabito. - Di Grieco, di Sottogrieco, di tutti quelli che vuole lei, in quanto che la mia fede comunista era scevra da ogni pusillanimità perché non ci può essere comunista che non abbia fede nel suo ideale ed un grabndissimo orgoglio per questa sua fede.
INTERROGATORIO PIZZUTO
Pizzuto. - Durante l’istruttoria non mi è stata mai contestata la specifica imputazione che mi si muove oggi. Comunque mi associo alle direttive ed ai concetti informatori del discorso del compagno Bordiga. Debbo dire che nella corrispondenza da me avuta, nei rapporti che ho avuto col partito ho sempre ritenuto non vi fosse nulla di non pienamente legale.
Presidente. - Lei ha ricevuto scritti criptografici a firma Loris.
Pizzuto. - Sì; e non ho mai potuto decifrarli, perché non ne capivo nulla.
Presidente. - Lei faceva parte di una organizzazione sovversiva del milanese.
Pizzuto. - No, no; messinese.
Presidente. - In uno stabilimento industriale.
Pizzuto. - Io ho sempre negato di aver spiegato opera illecita presso la ditta «Industrie messinesi», sia perché avevo la massima stima della ditta che mi occupava, sia perché non avevo nessun rapporto con gli operai. Ho sempre detto che mi sentivo pronto a smentire chiunque, sia con un confronto, sia con testimoni. Devvo far niotare che l’accusa che mi è stata fatta non è che il frutto di una vendetta personale di un uomo che mi odiava.
Presidente. - Da che cosa era originato questo odio verso di lei?
Pizzuto. - Si trattava di un altro impiegato della ditta, di cui io non potevo approvare i cirteri amministrativi. Questa mia attitudine ha provocato una inchiesta da parte del consigklio di amministrazione; e il soggetto dell’inchiesta, invece di difendersi con cifre e fatti, mi ha accusato di fare propoganda comunista fra gli operai. La ditta avrebbe potuto facilmente, poiché aveva capireparto fidati, vedere se effettivamente io facevo questa propaganda.L’affermazione che costituisce il capo d’accusa, insomma, è falsa.
INTERROGATORIO DELLA LUCIA
Della Lucia. - Ero comunista e segretario della federazione provinciale. Per quanto riguarda l’impuitazione di associazione a delinquere, mi rimetto a quanto ha detto il compagno Bordiga.
Presidente. - Lei ammette di essere stato nominato fiduciario del Partito Comunista per Belluno?
Della Lucia. - I miei compagni le hanno già spiegato che non esistono «fiduciari»: questa parola «fiduciario» sta ad indicare impropriamente il segretario.
Presidente. - Ha avuto rapporti conl’Esecutivo di Roma?
Della Lucia. - Naturalmente.
Presidente. - E le venivano lettere e circolari?
Della Lucia. - Sì; mi venivano lettere e circolari.
Presidente. - Quindi conosceva le direttive del partito?
Della Lucia. - Se ero iscritto e segretario provinciale bisognava pur che le conoscessi!
Presidente. - Nella perquisizione in casa sua si rinvenne un biglietto con la firma convenzionale Loris.
Della Lucia. - Premetto che io abitavo in un albergo e il biglietto famoso che futrovato, fu trovato in una latrina. Ora non credo che dei documenti si vadano a mettere proprio alla latrina! Sentiremo la deposizione del testimone che ha trovato il biglietto nella latrina e poi vedremo chi è quest’individuo che ha fatta tale dichiarazione.
Presidente. - Lai si firmava «Attimis»?
Della Lucia. - No, io, quando scrivevo, firmavo Della Lucia Giusto e mettevo un timbro, perché scrivevo come rappresentante della federazione e non come persona.
INTERROGATORIO PRESUTTI
Presutti. - Mi rimetto completamente al mio interrogatorio e mi associo alle dichiarazioni fatte dal compagno Bordiga a nome suo ed a nome di tutti.Attendo che l’Accusa provi che io ed i miei compagni facciamo parte di un’associazione sediziosa.
Presidente. - Lei è di Chieti.Era tenuto in grande considerazione fra gli aderenti al suo partito.
Presutti. - Questi sono apprezzamenti personali.
Avv. Martorelli. - E’ questo che ha fatto il nome dei componenti la delegazione?
Presutti. - Siono io. Sì, perché il tenente dei carabinieri me li suggeriva e si vede che ne era a conoscenza. Io dissi: sì, questi sono stati con me in Russia. Io feci allora anche il nome di Vota. Ora, il Vota lo avevo incontrato a Berlino e quindi avevo supposto che facesse parte anche lui della Delegazione italiana, mentre questo è un dato di fatto errato: egli non era delegato, ma viaggiava per conto della federazione dei lavoratori in legno.
Pubblico Ministero. - In che mese lo ha incontrato a Berlino?
Presutti. - In ottobre.
INTERROGATORIO GERMANETTO
Germanetto. - Appartengo al Partito Comunista fin dalla sua fondazione. Ho appartenuto per vent’anni al Partito Socialista, e quindi assumo con piena consapevolezza la responsabilità che mi compete. Dirigevo il piccolo giornale provinciale «La Riscossa»; ero segretario della Camera del Lavoro e della Federazione Provinciale di Cuneo, ed ho fatto parte della Delegazione italiana al IV Congresso della Terza Internazionale e al Congresso dei sindacati rossi.
Presidente. - Era insignito di moltissime cariche!
Germanetto. - Facevo il mio dovere e quindi, nell’associarmi a quanto ha detto il compagno Bordiga, lo faccio con piena consapevolezza.
INTERROGATORIO LEONE
Leone. - Non ho mai saputo che il partito fosse una associazione segreta perché tutto il lavoro compiuto dal partito è un lavoro legale.
Presidente. - Lei si serviva di un indirizzo fittizio.
Leone. - Sono stato costretto a servirmi di un indirizzo fittizio perché l’Ufficio postale mi apriva la corrispondenza. L’ultima prova l’ho avuta quando ho spedito un alettera con dentro un vaglia. E’ sparita la busta ed anche il vaglia. Sono stato quindi costretto a ricorrere a questo mezzo per non perdere il contatto con la mia famiglia.
Tempo addietro volevo andare in Francia; ma unicamente per ragioni di lavoro.
Pubblico Ministero. - Non contesta la faccenda degli stampati?
Leone. - Ho ricevuto degli stampati. Ho cercato sempre di dare la mia opera al partito.
INTERROGATORIO DI GAETANO
Di Gaetano. - Affermo di appartenere al Partito Comunista e di essere segretario della sezione comunista di Palermo. In materia di programma e di azione del partito mi rendo anche io responsabile in quanto consapevole perfettamente di essi. Accetto tutto quanto ha detto il compagno Bordiga.
Presidente. - Lei firmava «Domeli»?
Di Gaetano. - No. Mi riserbo di rispondere quando mi verranno fatte le particolari contestazioni.
Presidente. - Lei era stato richiesto di rilievi topografici.
Di Gaetano. - Anche a questo proposito risponderò quando mi si faranno le contestazioni.
Presidente. - Ha ricevuto istruzioni anche sul contegno da tenersi in caso di conflitto coi fascisti?
Di Gaetano. - No, mai.
Presidente. - Voleva fondare un giornale. Lo fondò?
Di Gaetano. - No, perché non potei raccogliere i mezzi necessari.
INTERROGATORIO LIGABUE
Ligabue. - Mi rimetto a quanto ha detto benissimo il compoagno Bordiga. Non ho altro da aggiungere.
Presidente. - Lei ha avuto rapporti con l’Esecutivo di Roma?
Ligabue. - Io avevo rapoporti con Roma, ma agivo a Modena.
Presidente. - Ha fatto propaganda antimilitarista?
Ligabue. - Ho fatto della propaganda...
Presidente. - Anche antimilitarista?
Ligabue. - Quella no; non poteo andare fra i soldati!
Presidente. - Come? Anzi, una donna...
Ligabue. - No, no; via, lasciamo andare!
Pubblico Ministero. - La signorina sarebbe...
Ligabue. - Segretaria della Federazione provinciale di Modena.
Pubblico Ministero. - E Giberti?
Ligabue. - Mi ha sostituito in qualche intervallo.
INTERROGATORIO GIBERTI
Giberti. - Sono stato iscritto al Partito Comuniosta fin dal suo inizio ed ho anche funzionato come segretario di Federazione provinciale di Modena. Però dal settembre, per ragioni personali ed ambientali di Modena - a Modena anche i verbali della Questura dicono che il fascismo è molto forte - ho dovuto astenermi da qualsiasi attività.
Pubblico Ministero. - La Ligabue ammette di essere stata segretaria.
Ligabue. - Sempre. Sono stata sostituita qualche volta dal Giberti.
Pubblico Ministero. - Anche lei agiva di concerto con l’Esecutivo di Roma?
Giberti. - Seguivo le direttive del partito.
Pubblico Ministero. - Faceva propaganda fra i militari?
Giberti. - Mai. nella sentenza della Sezione d’Accusa si dice che risulta che io facevo questa propaganda. Ma non è vero. Nel 1922 io fui arrestato perché si trovarono in casa mia dei maniefsti «pro Russia». Dopo la Questura volle appiccicarmi anche dei manifesti antimilitaristi. Ma io fui prosciolto da questa imputazione.
INTERROGATORIO CORAZZOLI
Avv. Cassinelli. - Io spero che il Tribunale vorrà provvedere per questo imputato che deve beneficiare dell’amnistia.
Presidente. - E’ amnistiato?
Avv. Cassinelli. - Sì.
Pubblico Ministero. - L’imputato non può godere dell’amnistia e deve rimanere nel processo.
Presidente. - Lei ha omesso di denunciare due rivoltelle?
Corazzoli. - Sì.
L’interrogatorio degli imputati è finito. L’avv. Buffoni fa istanza perché sia richiamata la sentenza della Sezione di Accusa di Napoli che assolveva Ugo Acuno.
( continua )
Si pubblicherà la seconda udienza del processo con le contestazioni a Bordiga, e poi alcuni estratti dall’esame dei testi, soprattutto là dove Bordiga interviene sull’inquadramento militare, sul cifrario, sulla questione degli pseudonimi. Salteremo poi la requisitoria del Pubblico Ministero e le diverse arringhe degli avvocati per passare direttamente alle dichiarazioni di Tasca e di Bordiga. Naturalmente, per coloro che volessero approfondire la questione è sempre possibile andarsi a leggere il volumetto «Il processo ai comunisti italiani. 1923» edito nel 1924 a cura del C.E. del partito comunista d’Italia e ripubblicato nella serie dei «Reprint Feltrinelli» nel 1966.
Partito comunista internazionale
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