Lettere a "il comunista" sugli eventi dell'Iran
(«il comunista»; N° 190 ; Marzo 2026)
DA CHE PARTE STARE?
Dalla parte di «uno stato sovrano», dalla parte «dell’Iran incondizionatamente», dalla parte «dello Stato aggredito contro l’aggressore», dalla «parte della pace, dell’autodeterminazione dei popoli e della solidarietà internazionalista».
Ed ancora: «dalla parte del governo legittimo della Repubblica islamica, del governo bolivariano, di Hamas, dalla parte della Repubblica popolare cinese e della Federazione Russa che resistono alla feccia Usa, Nato e Sionista».
La palude della sinistra radicale ha espresso, in questi giorni, convintamente questa posizione che dimostra tutta la propria arretratezza, subalternità ideologica, inadeguatezza politica. Nel mezzo ci troviamo trotzkisti e stalinisti, sindacalisti duri e puri, tutti accomunati dalle peggiori malattie che hanno ammorbato i movimenti di lotta da decenni. Scelgono un campo della barricata, un «nemico meno nemico», un fronte digeribile rispetto all’altro, un «amico del popolo» che erge a sua garanzia il fatto di non avere la bandiera a stelle e strisce. Non sono compagni che sbagliano. Sono parte organica dello schieramento di classe opposto a quello degli sfruttati. Per questo partiamo proprio da loro e dall’aperta denuncia delle loro posizioni.
Come comunisti non ci sogniamo nemmeno di scegliere a quale schieramento nazionale appartenere né tantomeno di difendere uno degli schieramenti, «condannando» la solita prevaricazione imperialista. Nella storia i comunisti non hanno mai basato la propria analisi sulla guerra sulla base di categorie giuridiche e sfuggenti come quelle di «aggredito» e «aggressore»; i comunisti, al tempo stesso, non sono mai stati indifferenti agli esiti di qualunque guerra ma l’hanno sempre considerata in funzione degli effetti che può avere non sugli schieramenti nazionali ma su quelli di classe.
Oggi la borghesia dell’imperialismo dominante, quelle degli altri imperialismi in campo, quelle dei paesi dominati scendono in guerra in tutti i continenti contro la classe sfruttata, la quale resterà sempre tale fin quando non si rivolta contro la classe al potere.
Lenin e i bolscevichi non si sognarono minimamente di difendere la Russia contro la Germania, accettarono cessioni territoriali e condizioni gravose pur di concentrare le loro forze contro il nemico interno ed internazionale, contro la classe sfruttatrice e i suoi rappresentanti.
Ed allora perché il popolo iraniano dovrebbe difendere i criminali che lo hanno governato per decenni? Per un antimperialismo a senso unico, miope, funzionale al mantenimento del dominio di classe? La borghesia è sempre nemica. I suoi governi pure. Spetta ai proletari statunitensi combattere la loro, a noi combattere la nostra, ai proletari iraniani la loro. Altrimenti si finisce ancora una volta per lasciarsi ingannare dalla soluzione che sembra più «logica», più «aggregante», ma che in realtà è più utile al nemico.
Magari avremo meno folla di confusi agli inutili presidi sotto prefetture e ambasciate, non avremo a fianco la sinistra autolesionista dei mille partiti e organizzazioni che denigrano il comunismo assumendone il nome, ma avremo una certezza, quella di combattere per la nostra classe, per la sua libertà, per la sua emancipazione.
Ed è da qui che occorre sempre partire.
Saluti comunisti,
4 marzo 2026, C.S.
I comunisti rivoluzionari hanno una sola scelta: lottare contro la borghesia del proprio paese su qualsiasi piano, considerandola come una parte della borghesia internazionale anche se ogni borghesia nazionale lotta contro ogni altra borghesia nazionale in una lotta di concorrenza che non smetterà mai fino a quando il sistema capitalistico mondiale non sarà distrutto dalla rivoluzione proletaria mondiale.
Fare il gioco, in assenza della lotta di classe e rivoluzionaria del proletariato, dell'appoggio ad una borghesia imperialista che si batte contro un'altra borghesia in quel momento più aggressiva, secondo la teoria "il nemico del mio nemico è mio amico" (come ad esempio con la democrazia contro il fascismo), significa gettarsi nelle braccia della collaborazione di classe con la borghesia considerata amica, attendendosi da essa un vantaggio nella lotta per le rivendicazioni proletarie. Ma è proprio la collaborazione di classe tra proletariato e borghesia a rappresentare l'arma più insidiosa nelle mani della borghesia dominante usata, in pace e in guerra, prima di tutto contro il proprio proletariato.
Tutti i gruppi e movimenti che si dicono di "estrema sinistra", ma che adottano questa posizione sono dei complici della borghesia, in pace e in guerra, ricalcando le orme della socialdemocrazia tedesca che ha assassinato Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, dopo aver portato il proprio proletariato al massacro nella prima guerra mondiale, decapitando così il partito comunista tedesco ed eliminando l'unica guida rivoluzionaria su cui il proletariato tedesco poteva contare.
il comunista
Partito Comunista Internazionale
Il comunista - le prolétaire - el proletario - proletarian - programme communiste - el programa comunista - Communist Program
www.pcint.org