Tesi dell'Internazionale comunista sulla questione nazionale e coloniale
(II Congresso dell'I.C., 28 luglio 1920)
(Supplemento Kurdistan a «il comunista»; N° 190 ; Marzo 2026)
1. La democrazia borghese, nella sua natura intrinseca, è caratterizzata da una concezione astratta o formale dell'uguaglianza della personalità umana in generale e dell'uguaglianza nazionale in particolare. Sotto l'apparenza dell'uguaglianza della personalità umana in generale, la democrazia borghese proclama l'uguaglianza giuridica formale del proprietario e del proletario, dello sfruttatore e dello sfruttato, e in tal modo inganna al massimo le classi oppresse.
L'idea dell'uguaglianza, che a sua volta rispecchia i rapporti di produzione di merci, viene trasformata dalla borghesia, sotto il pretesto di una presunta uguaglianza assoluta delle personalità umane, in uno strumento di lotta contro la soppressione delle classi. Il vero significato della rivendicazione dell'uguaglianza consiste nella richiesta di abolire le classi.
2. Il partito comunista, in quanto espressione consapevole della lotta proletaria di classe per scuotere il giogo della borghesia, in conformità al suo compito principale - lottare contro la democrazia borghese e smascherare le menzogne e le ipocrisie - anche nella questione delle nazionalità non deve portare avanti principi astratti e formali; al contrario deve dare, in primo luogo, una giusta valutazione degli ambienti storicamente dati e soprattutto di quelli economici; in secondo luogo separare esplicitamente gli interessi delle classi oppresse, dei lavoratori, degli sfruttati dal concetto generico dei cosiddetti interessi popolari, che significano in realtà interessi della classe dominante; in terzo luogo, distinguere altrettanto nettamente le nazioni oppresse, dipendenti e prive dei loro diritti da quelle oppressive, sfruttatrici e pienamente sovrane, smascherando la menzogna democratico-borghese che cerca di nascondere l'asservimento coloniale e finanziario - tipico dell'età del capitale finanziario e dell'imperialismo - della stragrande maggioranza di tutta la popolazione mondiale per opera di una sparuta minoranza formata dai paesi capitalistici più ricchi e più avanzati.
3. La guerra imperialista del 1914 ha dimostrato con spietata chiarezza a tutte le classi oppresse del mondo intero la falsità del frasario democratico-borghese. Presentata da entrambe le parti con gli slogan della liberazione dei popoli e del diritto delle nazioni all'autodeterminazione, da un lato le paci di Brest-Litovsk e di Bucarest, dall'altro le paci di Versailles e di St. Germain hanno dimostrato come la borghesia vittoriosa senza alcuno scrupolo determini anche i confini "nazionali" in base ai propri interessi economici. Anche i confini "nazionali" sono soltanto merci di scambio per la borghesia.
La cosiddetta Società delle Nazioni non è altro che un contratto di assicurazione con cui i vincitori di questa guerra si garantiscono reciprocamente il proprio bottino; gli sforzi per ricostruire l'unità nazionale, per "riunificare i territori già separati" non sono altro, secondo l'opinione della borghesia, che il tentativo dei vinti di raccogliere le forze per nuove guerre. La riunificazione delle nazioni artificiosamente smembrate in effetti corrisponde anche a un interesse del proletariato; tuttavia esso può raggiungere l'effettiva libertà e unità nazionale soltanto attraverso la lotta rivoluzionaria e abbattendo la borghesia.
La Società delle Nazioni e tutta la politica postbellica degli Stati imperialisti hanno svelato in modo ancor più chiaro e preciso questa verità, hanno rafforzato dovunque la lotta rivoluzionaria del proletariato dei paesi avanzati, e nello stesso tempo accelerano il crollo delle illusioni piccoloborghesi e nazionaliste circa la possibilità di una convivenza pacifica e circa l'uguaglianza delle nazioni sotto il capitalismo.
4. Dalle tesi suesposte deriva che tutta la politica dell'Internazionale comunista nella questione nazionale e coloniale deve assumere come base principalmente l'unione dei proletari e di tutte le masse lavoratrici di ogni nazione e paese in una comune lotta rivoluzionaria per abbattere i proprietari fondiari e la borghesia. Soltanto una tale unione, infatti, assicurerà la vittoria sul capitalismo, senza la quale non è possibile eliminare l'oppressione e la disuguaglianza nazionale.
5. La situazione politica mondiale ha posto ora all'ordine del giorno la dittatura del proletariato, e tutti gli avvenimenti della politica mondiale si concentrano inevitabilmente attorno ad un unico centro che è la lotta della borghesia mondiale contro la repubblica sovietica russa; questa deve a sua volta radunare attorno a sé tanto i movimenti sovietici delle avanguardie operaie di ogni paese quanto tutti i movimenti nazionali di liberazione di tutte le colonie e delle nazionalità oppresse, che attraverso amare esperienze hanno compreso come per essi non esiste salvezza se non nel legame con il proletariato rivoluzionario e nella vittoria del potere sovietico sull'imperialismo mondiale.
6. Di conseguenza, nella situazione odierna non ci si può limitare a riconoscere o proclamare l'avvicinamento reciproco dei lavoratori delle diverse nazioni, ma bisogna attuare una politica che realizzi il più stretto legame tra tutti i movimenti nazionali e coloniali per la libertà e la Russia sovietica; le forme di tale legame, poi, saranno determinate dal grado di sviluppo del movimento comunista in seno al proletariato di ciascun paese o delle nazioni arretrate.
7. La federazione è una forma di trapasso alla completa fusione di tutti i lavoratori di tutte le nazioni. In pratica, la federazione ha già dimostrato la sua conformità agli scopi, tanto nei rapporti tra la Repubblica federativa socialista sovietica russa e le altre repubbliche sovietiche (quelle ungherese, finlandese, lettone in passato e quelle azerbaigiana e ucraina attualmente); lo stesso può dirsi all'interno della Repubblica federativa socialista sovietica russa rispetto alle nazionalità che non possiedono né una propria esistenza statale né un'amministrazione autonoma (ed es. le repubbliche autonome dei Bachiri e dei Tatari nella RSFSR che sono state create nel 1919 e nel 1920).
8. Il compito dell'Internazionale comunista consiste, sotto questo aspetto, non soltanto in uno sviluppo ulteriore ma anche in uno studio accurato delle esperienze di queste federazioni sorte sulla base dell'ordine sovietico e del movimento sovietico.
Riconoscendo che la federazione è una forma di trapasso alla fusione completa, bisogna tendere ad un legame federativo sempre più stretto, ed in proposito sono da tener presenti: primo, l'impossibilità che esistano repubbliche sovietiche, circondate da Stati imperialisti più potenti e più importanti sul piano militare, senza un più stretto legame con altre repubbliche sovietiche; secondo, la necessità di una stretta alleanza economica delle repubbliche sovietiche, senza la quale non è possibile ricostruire le forze produttive annientate dall'imperialismo e garantire il benessere dei lavoratori; terzo, la prospettiva di creare un'economia mondiale unitaria secondo il piano comune che sarà fissato dal proleariato di tutte le nazioni.
Tale tendenza è già emersa con tutta evidenza sotto il capitalismo e attende di essere ulteriormente sviluppata e perfezionata dal socialismo.
9. Nel campo dei rapporti interstatali, la politica nazionale della Internazionale comunista non può accontentarsi del mero riconoscimento formale, espresso soltanto a parole e non vincolante in alcun modo, della uguaglianza di diritti delle nazioni, a cui si limitano i democratici borghesi, anche se si chiamano "socialisti".
Gli attacchi costantemente ripetuti in tutti gli Stati capitalisti, nonostante le costituzioni "democratiche", contro la uguaglianza di diritti delle nazioni e i diritti garantiti delle minoranze nazionali non debbono soltanto essere coraggiosamente svelati in tutta la propaganda e l'agitazione dei partiti comunisti, tanto dalla tribuna parlamentare quanto al di fuori di essa. E' necessario anche, in primo luogo, affermare costantemente che soltanto l'ordine sovietico è in grado di garantire realmente alle nazioni l'uguaglianza, in quanto esso soltanto unisce i proletari e l'intera massa dei lavoratori nella lotta contro la borghesia; secondo, appoggiare direttamente i movimenti rivoluzionari delle nazionalità dipendenti e non equiparate (ad es. l'Irlanda, i negri d'America e così via) e nelle colonie attraverso i partiti comunisti dei paesi in questione.
Senza quest'ultima condizione di particolare importanza, la lotta contro l'oppressione delle nazioni dipendenti e delle colonie, come pure il riconoscimento del loro diritto all'autonomia statale restano affermazioni menzognere, come abbiamo visto a proposito dei partiti della Seconda Internazionale.
10. Il riconoscimento soltanto a parole dell'internazionalismo e la sua sostituzione di fatto, in tutta la propaganda, l'agitazione e il lavoro pratico, con il nazionalismo e pacifismo piccolo-borghesi sono fenomeni frequenti non soltanto tra i partiti di centro della Seconda Internazionale ma anche tra quelli che sono usciti da essa. Tale fenomeno lo si ritrova non di rado perfino in quei partiti che si proclamano ora comunisti.
La lotta contro questo malanno, contro i pregiudizi piccoloborghesi e nazionalistici profondamente radicati che si presentano in tutte le forme possibili - come l'odio razziale, lo sciovinismo, l'antisemitismo - deve essere tanto più portata in primo piano quanto più scottante diviene il problema di trasformare la dittatura del proletariato da dittatura nazionale (cioè esistente in un solo paese e incapace di condurre una autonoma politica internazionale) in dittatura internazionale (vale a dire in una dittatura del proletariato, almeno in alcuni paesi avanzati, che sia capace di esercitare una influenza decisiva su tutta la politica mondiale).
Il nazionalismo piccoloborghese proclama come internazionalismo il mero riconoscimento dell'equiparazione delle nazioni e, prescindendo poi dal fatto che tale riconoscimento è soltanto a parole, considera sacro l'egoismo nazionale. Invece l'internazionalismo proletario esige, in primo ljuogo, che gli interessi della lotta proletaria di un solo paese siano subordinati agli interessi di questa lotta sul piano mondiale; in secondo luogo, che la nazione che ottiene la vittoria sulla borghesia si dimostri capace e disposta a compiere i maggiori sacrifici nazionali per abbattere il capitalismo internazionale.
Per questo nei paesi già interamente capitalistici, in cui vi sono partiti operai che rappresentano di fatto un'avanguardia del proletariato, la lotta contro le distorsioni opportunistiche, piccoloborghesi e pacifiste dei concetti e della politica dell'internazionalismo costituisce il primo e più pressante compito.
11. Riguardo alle nazioni e agli Stati che conservano un carattere più arretrato, prevalentemente feudale o patriarcale o contadino-patriarcale, bisogna tenere presenti in particolare i seguenti punti:
a) Tutti i partiti comunisti debbono appoggiare nei fatti in tali paesi i movimenti rivoluzionari di liberazione. Le forme che tale appoggio deve assumere debbono essere discusse con il partito comunista, se esso esiste. L'obbligo di fornire un aiuto tangibile e vigoroso spetta in primo luogo agli operai del paese da cui la nazione arretrata dipende, sia sul piano coloniale che su quello finanziario.
b) Se è necessario, la lotta deve essere condotta contro le influenze reazionarie e medioevali del clero, delle missioni cristiane e di elementi analoghi.
c) E' necessario lottare contro il panslavismo e il movimento panasiatico e contro correnti analoghe miranti a legare le lotte per la libertà contro l'imperialismo europeo e americano con il rafforzamento dell'imperialismo turco e giapponese e del potere della nobiltà, dei grandi proprietari fondiari, del clero e così via.
d) E' necessario in particolare appoggiare il movimento contadino nei paesi arretrati, contro i proprietari fondiari e contro tutte le forme e i residui di feudalesimo. Bisogna soprattutto tendere a imprimere al movimento contadino un carattere il più possibile rivoluzionario; quindi dove è possibile bisogna organizzare i contadini e tutti gli sfruttati in soviet e creare così il più stretto vincolo tra il proletariato comunista dell'Europa occidentale e il movimento rivoluzionario dei contadini in Oriente, nelle colonie e nei paesi arretrati.
e) E' necessario lottare con energia contro il tentativo di applicare nei paesi arretrati un'etichetta comunista ai movimenti rivoluzionari di liberazione che tali effettivamente non sono. L'Internazionale comunista ha il dovere di appoggiare il movimento rivoluzionario nelle colonie e nei paesi arretrati soltanto allo scopo di raccogliere tutti i componenti dei futuri partiti proletari - quelli effettivamente comunisti e tali non soltanto di nome - in tutti i paesi arretrati e suscitare in loro la consapevolezza dei loro compiti particolari, che consistono nella lotta contro la tendenza democratico-borghese nella propria nazione.
L'Internazionale comunista deve favorire un incontro temporaneo o addirittura un'alleanza con il movimento rivoluzionario delle colonie e dei paesi arretrati, ma non pouò fondersi con esso; al contrario, deve conservare assolutamente il carattere autonomo del movimento proletario, anche se esiste soltanto in forma embrionale.
f) E' necessario svelare e illustrare incessantemente alle grandi masse dei lavoratori di tutti i paesi, e in particolare di quelli arretrati, l'inganno perpetrato dalle potenze imperialistiche, con l'aiuto delle classi privilegiate degli stessi paesi oppressi. che consiste nel creare, sotto l'etichetta di Stati politicamente indipendenti, formazioni statuali che di fatto dipendono interamente da loro sul piano economico, finanziario e militare.
Un esempio clamoroso dell'inganno commesso ai danni delle classi lavoratrici di una nazione oppressa, al quale hanno partecipato l'imperialismo dell'Intesa e la borghesia delle relative nazioni, può essere definita l'operazione Palestina dei sionisti (per cui il sionismo, dando a credere di voler creare uno Stato ebraico in Palestina, in effetti abbandona allo sfruttamento della Gran Bretagna la popolazione lavoratrice araba della Palestina, dove gli ebrei attivi costituiscono soltanto una minoranza). Dati gli odierni rapporti internazionali, alle nazioni dipendenti e deboli non resta altra via di salvezza che l'alleanza con le repubbliche sovietiche.
12. La secolare servitù imposta dalle grandi potenze imperialistiche sulle popolazioni coloniali e deboli ha lasciato nelle masse lavoratrici dei paesi asserviti non soltanto amarezza ma anche diffidenza nei confronti del proletariato delle nazioni sfruttatrici. Il volgare tradimento del socialismo compiuto dalla maggioranza dei dirigenti ufficiali di questo proletariato negli anni dal 1914 al 1919, quando i socialpatrioti mascherarono la difesa del "diritto" della "loro" borghesia a mantenere in stato di servitù le colonie e a saccheggiare i paesi finanziariamente dipendenti sotto l'etichetta della "difesa della patria", ha certamente accresciuto una pienamente giustificata diffidenza.
E poiché questa diffidenza e i pregiudizi nazionali potranno essere cancellati soltanto dopo l'abbattimento dell'imperialismo nei paesi avanzati e la trasformazione radicale di tutti i fondamenti della vita economica nei paesi arretrati, l'eliminazione di questi pregiudizi non potrà avvenire che assai lentamente. Ne deriva per il proletariato cosciente e comunista di tutti i paesi l'obbligo di operare con particolare cautela e attenzione nei confronti del sentimento nazionale sopravvissuto a se stesso nei paesi e nelle popolazioni lungamente asserviti, e nello stesso tempo l'obbligo di fare concessioni allo scopo di eliminare al più presto diffidenze e pregiudizi.
Senza la volontaria unificazione del proletariato, e quindi di tutte le masse lavoratrici di tutti i paesi e le nazioni del mondo, la vittoria sul capitalismo non potrà essere condotta in porto con pieno successo.
Tesi integrative
1. Uno dei problemi più importanti che si ponevano al II Congresso della Terza Internazionale era di stabilire in modo preciso i rapporti reciproci tra l'Internazionale comunista e il movimento rivoluzionario nei paesi politicamente arretrati e dominati dal proprio sistema capitalistico, come la Cina e l'India. La storia della rivoluzione mondiale attraversa un periodo che rende necessario dare una giusta impostazione a questi rapporti reciproci. La grande guerra europea e le sue conseguenze hanno dimostrato con evidenza come le masse popolari dei paesi extraeuropei oppressi, data la centralizzazione del capitalismo mondiale, siano indissolubilmente legate al movimento proletario in Europa. Espressione di tale legame è stato durante la guerra, ad esempio, l'invio al fronte di truppe coloniali e di innumerevoli masse di operai.
2. Una delle maggiori fonti da cui il capitalismo europeo attinge la sua forza principale si trova nei suoi possedimenti e nelle sue dipendenze coloniali.
Per esistere, esso deve controllare i vasti mercati coloniali ed avere un ampio campo di possibilità di sfruttamento. La Gran Bretagna, la roccaforte dell'imperialismo, già da un secolo è afflitta da una sovraproduzione. Senza i suoi estesi possedimenti coloniali, che sono necessari per poter smerciare le sue merci e nello stesso tempo sono fonti di materie prime, la struttura capitalistica della Gran Bretagna sarebbe da tempo crollata sotto il suo stesso peso. Rendendo schiavi centinaia di milioni di abitanti dell'Asia e dell'America, l'imperialismo britannico mantiene contemporaneamente il proprio proletariato sotto il dominio della borghesia.
3. Il sovraprofitto netto che si ricava dalle colonie è una delle principali fonti dei mezzi a disposizione del capitalismo contemporaneo. Alla classe operaia europea non sarà facile abbattere l'ordine capitalistico fino a quando questa fonte non sarà definitivamente inaridita. I paesi capitalisti tentano, e non senza successo, di ripristinare la propria situazione compromessa attraverso uno sfruttamento ampio ed intenso del lavoro umano e delle ricchezze naturali delle colonie. Grazie allo sfruttamento delle popolazioni coloniali, l'imperialismo europeo è in grado di assicurare all'aristocrazia operaia in Europa tutta una serie di elemosine (o compensi).
Mentre l'imperialismo europeo da un lato cerca di abbassare il minimo necessario al sostentamento del proletariato mediante l'importazione di merci fabbricate dalla forza lavoro meno costosa degli operai dei paesi coloniali, è pronto dall'altra a sacrificare il sovraprofitto che può ricavare in patria, pur di conservare il sovraprofitto che può ottenere attraverso lo sfruttamento delle colonie.
4. La scomparsa delle colonie e la rivoluzione proletaria nei territori metropolitani abbatteranno l'ordine capitalistico in Europa. Di conseguenza, l'Internazionale Comunista deve allargare il proprio campo d'azione. L'Internazionale Comunista deve creare stretti rapporti con le forze che nei paesi oppressi sul piano politico ed economico lavorano attualmente all'abbattimento dell'imperialismo. Per il pieno successo della rivoluzione mondiale, è necessario che entrambe queste forze cooperino tra loro.
5. L'Internazionale Comunista è la volontà concentrata del proletariato mondiale. Il suo compito è organizzare la classe operaia di tutto il mondo per abbattere l'ordine capitalistico e diffondere il comunismo. La Terza Internazionale è una unità di combattimento che deve fondere le forze rivoluzionarie di tutti i paesi.
La Seconda Internazionale, interamente permeata di cultura borghese e guidata da un gruppetto di politicanti, non ha sufficientemente apprezzato tutta l'importanza della questione coloniale. Per essa, il mondo al di fuori dell'Europa non esisteva. Non riconosceva la necessità della collaborazione tra i movimenti rivoluzionari d'Europa e degli altri continenti. Anziché appoggiare materialmente e moralmente i movimenti rivoluzionari nelle colonie, i membri della Seconda Internazionale diventano essi stessi imperialisti.
6. L'imperialismo straniero, forzatamente imposto ai popoli orientali, ha impedito loro di svilupparsi socialmente ed economicamente fianco a fianco con i loro fratelli d'Europa e d'America. Grazie alla politica imperialistica, il cui proposito è stato di ostacolare lo sviluppo industriale nelle colonie, il proletariato indigeno in effetti ha cominciato ad esistere soltanto di recente.
L'industria domestica locale frantumata ha ceduto il posto all'industria centralizzata dei paesi imperialisti; di conseguenza, la stragrande maggioranza della popolazione è stata costretta ad occuparsi nell'agricoltura e ad esportare all'estero le materie prime.
D'altra parte, si è avuta una concentrazione rapidamente crescente della terra nelle mani dei grandi proprietari fondiari, dei capitalisti e dello Stato; questo fatto, a sua volta, ha portato ad un enorme aumento dei contadini senza terra. La stragrande maggioranza della popolazione di queste colonie vive pertanto in uno stato di oppressione. A seguito di questa politica, lo spirito di rivolta presente, anche se non sviluppato, nelle masse popolari trova espressione soltanto nella classe media intellettuale numericamente debole.
La dominazione straniera impedisce sistematicamente il libero sviluppo della vita sociale; perciò il primo passo della rivoluzione dovrà essere la soppressione di questa dominazione straniera. Pertanto, appoggiare la lotta per abbattere il dominio straniero nelle colonie non significa affatto sostenere le aspirazioni nazionali della borghesia indigena, ma piuttosto spianare al proletariato delle colonie la via per liberare se stesso.
7. Si possono individuare due diversi movimenti, che di giorno in giorno divergono sempre più. L'uno è il movimento nazionalistico di impronta dermocratico-borghese, che persegue come programma l'indipendenza politica, mantenendo però l'ordine capitalistico; l'altro è la lotta dei contadini senza terra per liberarsi da qualsiasi sfruttamento.
Il primo movimento cerca, e spesso con successo, di controllare il secondo; ma l'Iinternazionale Comunista deve lottare contro un simile controllo, e favorire lo sviluppo della coscienza di classe nelle masse operaie delle colonie. Per l'abbattimento del capitalismo straniero, che costituisce il primo passo verso la rivoluzione nelle colonie, la cooperazione degli elementi rivoluzionari nazionalisti borghesi è utile. Ma il compito più importante e urgente è la creazione di organizzazioni comuniste dei contadini e degli operai, per avviarli alla rivoluzione e alla costituzione della repubblica sovietica. A questo modo, le masse popolari dei paesi arretrati potranno essere accostate al comunismo non attraverso lo sviluppo capitalistico ma attraverso lo sviluppo della coscienza di classe, sotto la guida del proletariato consapevole.
8. La forza reale, la base del movimento di liberazione nelle colonie non può essere ristretta entro gli angusti confini del nazionalismo democratico-borghese. Nella maggior parte delle colonie esistono già partiti rivoluzionari organizzati, che operano in stretto contatto con le masse operaie. Il partito comunista deve stabilire il legame con il movimento rivoluzionario delle colonie per il tramite di questi gruppi e partiti, perché essi sono l'avanguardia della classe operaia. Attualmente essi non sono numerosi, tuttavia esprimono la volontà della massa.
9. In un primo tempo, la rivoluzione nelle colonie non sarà una rivoluzione comunista; ma se fin dal principio l'avanguardia comunista si porrà alla testa di essa, le masse rivoluzionarie verranno avviate sulla strada giusta, per la quale, accumulando gradualmente l'esperienza rivoluzionaria, raggiungeranno la meta che si sono prefisse. Sarebbe un errore voler risolvere la questione agraria secondo principi puramente comunisti. Nel primo stadio del suo sviluppo, la rivoluzione nelle colonie deve essere attuata secondo il programma delle rivendicazioni riformiste di impronta piccoloborghese che prevede la ripartizione della terra ecc.
Ciò non significa però che nelle colonie la guida possa essere lasciata nelle mani dei democratici borghesi Al contrario, i partiti proletari debbono svolgere una intensa propaganda delle idee comuniste e, non appena se ne presenti la possibilità, creare consigli operai e contadini. Questi consigli debbono operare, così come le repubbliche sovietiche dei paesi capitalistici avanzati, per provocare il crollo definitivo dell'ordine borghese in tutto il mondo.
Partito Comunista Internazionale
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