Lezioni delle
controrivoluzioni
(Riunione di napoli, 1 settembre 1951)
( «Bollettino interno del PCInt.», 10 settembre 1951 )
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Sommario
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Caratteri
fondamentali del tipo capitalista e del tipo feudale di produzione
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La
controrivoluzione in russia
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La
controrivoluzione maestra
1. Per il marxismo non vi
sono «sorprese della storia»
Tanto l’avvento di forme
di dittatura del capitale, quanto il dissolversi del movimento comunista internazionale,
quanto la compiuta degenerazione della rivoluzione russa non sono «sorprese
della storia» per spiegare le quali la linea teorica classica del marxismo vada
modificata.
2. Puntellatori e
rattoppatori del marxismo
I denegatori frontali del
marxismo come teoria della storia vanno preferiti ai puntellatori e
rattoppatosi di esso (tanto peggio se a fraseologia non collaborazionista ma
estremista), secondo i quali varianti e complementi critici dovrebbero
correggere suoi insuccessi e impotenze. Siamo in un evidente periodo di
controrivoluzione sociale e politica, ma nello stesso tempo di piena conferma e
vittoria critica.
3. Controrivoluzione
russa e strategia proletaria
L’analisi della
controrivoluzione in Russia e la sua riduzione in formule non è un problema
centrale per la strategia del movimento proletario nella ripresa che si
attende, poiché non si tratta della prima controrivoluzione, e il marxismo ne
ha conosciuto e studiato tutta una serie. D’altra parte l’opportunismo e il
tradimento della strategia rivoluzionaria hanno un decorso diverso da quello
della involuzione delle forme economiche russe.
4. Controrivoluzione
Non solo lo studio delle
passate controrivoluzioni borghesi, ma anche quello delle controrivoluzioni
feudali a danno della borghesia insorta conducono a tipi storici diversi:
disfatta totale militare e sociale (guerra dei contadini tedeschi del 1525);
disfatta totale militare ma vittoria sociale (sconfitta della Francia nel 1815
da parte della coalizione europea); vittoria militare ma riassorbimento e
degenerazione delle basi sociali (annientamento del capitalismo italiano
malgrado la vittoria dei Comuni collegati a Legnano contro l’Impero feudale).
5. L’economia russa
«tende» al capitalismo
Per classificare il tipo
di controrivoluzione russa, in cui palesemente è mancata l’invasione e la
disfatta militare da parte di potenze capitalistiche, va esaminato il tessuto
economico e il suo evolvere, che in doppio senso «tende» al capitalismo.
6. Feudalesimo -
Capitalismo - Socialismo
Per far ciò, occorre
ancora ristabilire concetti elementari marxisti: a) definizione del feudalesimo
come economia di produzione parcellare e a scambio non mercantile: b)
definizione del capitalismo come economia di produzione in massa e
scambio totalmente mercantile: c) definizione del socialismo come
economia di produzione in massa e distribuzione non mercantile: contingentata
ma già non monetaria nello stadio inferiore, illimitata nello stadio superiore.
7. Finalità della lotta
proletaria
La lotta di classe nello
stadio capitalista: lotta non per la semplice riduzione del quantum di
plusvalore, ma per la conquista e il controllo sociale di tutto il
prodotto, di cui fu sanguinosamente espropriato il lavoratore individuale. La classe
operaia lotta per conquistare tutto ciò che forma oggi la ricchezza e il valore
di impianti e massa di merci: il capitale costante, ossia l’eredità del lavoro
delle generazioni passate usurpato dalla borghesia; il capitale variabile,
ossia il lavoro delle generazioni presenti, sfruttate in massima parte dalla
borghesia; il plusvalore che occorre riservare alle generazioni venture per la
conservazione ed estensione della attrezzatura produttiva, oggi monopolio della
borghesia, mentre tutti e tre i fattori sono continuamente dilapidati
dall’anarchia capitalistica.
8. Capitalismo di Stato
Il capitalismo di Stato
non solo non è forma nuova e di transizione al socialismo, ma è capitalismo
puro, ed è apparso, con tutte le forme di monopolio, nel periodo di vittoria
della borghesia sui poteri feudali, mentre il rapporto capitale-Stato è in
tutte le fasi al fondo dell’economia borghese.
9. Tipo unico del
capitalismo
Cadrebbe la visione
marxista della storia se, anziché riconoscere un tipo unico del rapporto di
produzione capitalista (come di ogni altro precedente) che corre da una
rivoluzione all’altra, se ne ammettessero tipi diversi successivi.
10. Rivoluzioni doppie
La rivoluzione russa
doveva essere, come quella tedesca del 1848, l’integrale di due rivoluzioni:
antifeudale e antiborghese. La rivoluzione tedesca mancò nella lotta politica e
armata a entrambi i compiti, ma socialmente prevalse il primo del passaggio
alle forme capitalistiche. La rivoluzione russa è stata politicamente e
militarmente vittoriosa in entrambi i compiti e perciò più avanzata. Ma
economicamente e socialmente è rimasta alla stessa altezza, ripiegando sul
compito dell’industrializzazione capitalistica del territorio controllato.
11. Decorso economico
post-rivoluzionario russo
Dopo la grande vittoria
politica, pochi settori di economia socialista sorsero e vi si dovette
rinunciare da Lenin con la NEP, a fini di rivoluzione internazionale. Con lo
stalinismo si è rinunciato alla rivoluzione internazionale intensificando la
transizione al grande industrialismo, nella Russia e anche nell’Asia. Elementi
proletari da un lato, feudali dall’altro tendono al capitalismo. Tanto risulta
da un’analisi dell’economia sovietica fatta in base ai criteri premessi.
12. Terza Guerra Mondiale
e valutazione marxista
La prospettiva di una
terza guerra mondiale a sua volta non è problema centrale del nuovo movimento
rivoluzionario. Convergendo i due crociatismi antifascisti (ad entrambi i quali
i nuclei proletari rivoluzionari si terranno spietatamente nemici) di Occidente
in senso democratico, di Oriente in falsato senso proletario, la situazione
durante la guerra sarà controrivoluzionaria, così come lo sarà in un certo
periodo nell’altra ipotesi di un concordato tra Russia e atlantici su basi
economiche e territoriali. Il metodo dell’infeudamento coloniale del paese
debellato assicurerà al periodo post-bellico un equilibrio controrivoluzionario
nella misura in cui vincerà l’imperialismo più attrezzato e di maggiore
continuità storica. Come quindi la peggiore soluzione della Prima Guerra
Mondiale fu la vittoria inglese, della seconda la vittoria anglo-americana,
così lo sarebbe della terza la vittoria americana.
Rapporto
esteso
L’attuale riunione è solo
lo sviluppo della riunione di Roma del l° Aprile 1951 di cui qui rievochiamo i
temi:
1. Ascesa continua del
capitalismo e sbocco rivoluzionario. Rovesciamento della prassi nel partito
La prima parte fu
consacrata a ristabilire contro molteplici costruzioni intellettualoidi i
concetti marxisti, quanto al preteso succedersi ad una fase ascendente di
quella discendente del capitalismo.
I richiami di testi
fondamentali riletti a Roma e
2. Questione sindacale
La seconda parte fu
destinata alla questione sindacale. L’esposto sulla questione sindacale aveva
in vista il ristabilimento delle posizioni marxiste sui punti fondamentali
delle determinanti economiche e delle indispensabili organizzazioni sindacali
che raccolgono queste spinte e costituiscono il fondamento dell’azione del
partito di classe, con citazioni di tesi marxiste e della sinistra italiana.
3. Gruppi secessionisti
dallo stalinismo
2) Dopo la riunione di
Roma, per rispondere al problema delle secessioni dallo stalinismo in Italia e
in Francia, fu sentito il bisogno di ricapitolare le posizioni essenziali sulle
quali poteva concepirsi un raggruppamento internazionale dei gruppi che si
fondano sul marxismo rivoluzionario, posizioni che si dimostrano essere in
netto contrasto con quelle di questi gruppi secessionisti, i quali più di una
volta sono una diretta o indiretta emanazione del fulcro dell’imperialismo: gli
Stati Uniti d’America.
4. Osservazioni critiche
all’«Appello»
3) Un progetto di questo
appello, che per la sua stessa natura non poteva essere d’ordine personale, fu
inviato a diversi compagni. Vi furono due osservazioni critiche. La prima: si
considerava insufficiente il primo capolinea del paragrafo 5 della «sinopsi»:
dichiarazione che in Russia «l’economia sociale tende al capitalismo».
La seconda: non si accettava che fosse qualificato l’imperialismo americano
quale forza fondamentale della controrivoluzione, o almeno affermata
preferibile oggettivamente la svolta di una poco possibile sua sconfitta in
guerra.
5. Piano della
presente esposizione
4) La risposta a queste
critiche non può essere contenuta nel loro quadro ristretto; esse vanno
inquadrate nel problema più vasto dell’esame dell’attuale processo
controrivoluzionario e ci riconduce a rimettere al loro posto talune delle
posizioni fondamentali del marxismo riferite a suggestivi periodi di controrivoluzione,
riflettenti non solo la classe proletaria ma anche la classe borghese o la
stessa fase della sua primitiva costituzione in classe dominante.
6. Il marxismo si accetta
in blocco
5) Si deve prima
replicare nel modo più energico al fatto che dalla critica allo stalinismo si
delinea non una cristallizzazione di energie solidamente inquadrate attorno
alle tesi fondamentali del marxismo, ma lo sgranarsi di una deplorevole
confusione sui princìpi, che pur dovevano considerarsi definitivamente assodati.
Ne è un esempio detestabile il chiacchierare sulla terza forza o la terza
classe, al quale si deve rispondere che il marxismo è da accettare o rifiutare
in blocco: esso non ha bisogno di puntelli o di cerotti, i quali rappresentano
la peggiore delle deformazioni della teoria rivoluzionaria.
7. Il problema russo e il
problema della controrivoluzione
6) Sul problema russo la
massima prudenza è necessaria: se è vero che il lavoro fatto dallo svolgimento
della lotta delle classi permette di confrontare con espressioni nuove le
formulazioni fondamentali del marxismo, è altresì vero che per giungere a
questo risultato - che alcuni possono considerare troppo modesto o
insignificante - occorre rifuggire dalla mania che ha invaso troppi gruppi e
militanti di voler cercare la chiave e di credere di averla trovata con una
frase, peggio con una ricetta, a problemi staccati dal loro contesto generale e
che si ripete non essere, nella fattispecie, quello russo, ma quello più vasto
e generale della controrivoluzione.
8. Ritorno all’abc
7) I fatti dimostrano che
dal liceo dove si presume trovarsi per trattare degli alti problemi su quel che
succede in Russia, dobbiamo ritornare alla scuola ginnasiale e persino a quella
elementare, per ristabilire le nozioni del capitalismo ed anche quella del
feudalesimo, la prima non potendo d’altronde essere correttamente intesa che in
rapporto alla seconda.
9. Il marxismo e la
dottrina delle controrivoluzioni
8) E’ falso e perciò scorretto
che il problema del «che cosa è successo e succede in Russia» possa essere
attanagliato nell’alternativa capitalismo o socialismo, o nell’altra che
farebbe sorgere il «cerotto» della terza forza o terza classe. E’ vero che la
critica sul «tende al capitalismo» richiede che sia precisato donde parte nel
tendere, ma essa non deve portare a localizzarsi al problema russo ma
invece ad impostare questo problema nel quadro generale dell’esame della
controrivoluzione.
Il marxismo non è la
dottrina delle rivoluzioni, ma quella delle controrivoluzioni: tutti sanno
dirigersi quando si afferma la vittoria, ma pochi sanno farlo quando giunge, si
complica e persiste la disfatta.
10. Politica russa
leninista e stalinista
9) Che non si possa
ridurre il problema russo ai suoi limiti, è provato dal fatto che benché Stalin
si collochi a sinistra di Lenin nel campo dell’economia e delle misure da
adottare in Russia, egli sta bene a destra nel campo della politica interna e
soprattutto internazionale. Si nota che Lenin aveva persino prospettato,
attraverso le concessioni, l’entrata del capitale estero in Russia, ma mai ha
prospettato una alleanza con gli stati capitalistici, quello che invece Stalin
ha fatto, nel 1939 con la Germania, nel 1941 con l’Inghilterra e poi con gli
Stati Uniti. I due corsi - economico e politico - non combaciano.
Tipi
di controrivoluzione
11. Sconfitta militare e
politica e vittoria sociale ed economica
Un primo tipo della
vittoria delle controrivoluzioni è quello in cui la sconfitta militare e
politica lungi dal determinare l’arresto, si accompagna con lo svilupparsi
della vittoria della classe rivoluzionaria nel campo sociale ed economico.
L’Inghilterra, paese già capitalista, si allea con le potenze feudali e
sconfigge Napoleone, ma attraverso la Restaurazione del 1815 si assiste al
consolidarsi della classe borghese in Francia. Le disfatte delle rivoluzioni
borghesi del 1848 evocano non l’arresto dell’incedere della classe
capitalistica, ma il suo sviluppo.
12. Sconfitta militare e
sociale
Un secondo tipo è quello
in cui coincidono la disfatta militare e quella sociale della borghesia. La
guerra dei contadini del
13. Sconfitta economica e
sociale senza scontro armato e disfatta politica
Un terzo tipo è quello in
cui senza scontro armato, senza disfatta politica, la classe borghese registra
una sconfitta sul piano economico e sociale. Per alcuni tratti la caduta dei
Comuni può riferirsi alla caduta della rivoluzione russa. Marx vedeva nei
Comuni, in Italia e nelle Fiandre, la prima affermazione della classe borghese.
Nell’Italia centro-settentrionale, i Comuni hanno una grande efficienza,
rispondono talmente alle possibilità offerte a questa primitiva borghesia che
né i signorotti locali, né gli eserciti di Francia e Germania riusciranno a
debellarli. La loro caduta è determinata dalla scoperta alla fine del XV secolo
delle nuove vie di comunicazione e al contemporaneo spiazzarsi del centro della
vita economica.
14. Controrivoluzione nel
2° dopoguerra
Questi tre tipi
differenti dello svolgersi delle controrivoluzioni storiche mostrano da una
parte l’impossibilità di connettere con puro formalismo il processo economico a
quello politico, dall’altra parte la grande complicazione di questo essenziale
problema della controrivoluzione. Dobbiamo spiegarci non il preteso enigma
russo, ma il perché dopo la seconda guerra imperialista abbiamo avuto non una
ondata rivoluzionaria proletaria ma lo svilupparsi della controrivoluzione.
Dobbiamo esaminare la condotta della borghesia, la politica dello stalinismo, e
soprattutto basarci sul fatto che il capitalismo, istruito dal primo dopoguerra
- l’esplosione rivoluzionaria si determina nei paesi militarmente sconfitti - occupa
e mantiene l’occupazione di questi paesi vinti. Questo è l’esame da farsi e che
a questo ci si debba attenere è provato dalle esitazioni sulle questioni di
principio connesse al problema sindacale.
15. Sconfitte proletarie
Abbiamo avuto, per quello
che concerne la classe proletaria, la prima sconfitta di Babeuf nel 1796,
l’altra a Parigi e Lione nel 1831, cui seguì la Lega dei Comunisti del
1836-1847; poi quella del 1848, cui fece seguito nel 1864 la fondazione della I
Internazionale, successivamente lo strangolamento della Comune di Parigi nel
16. Partito e
azione sindacale (Riunione 1)
Dopo questi riferimenti
storici, occorre procedere alla rimessa in linea e al loro posto di alcune
delle posizioni basilari della dottrina marxista. Occorre non porsi, come
essenziale, il problema delle analisi delle situazioni e quello delle prospettive,
come se da un secolo il proletariato fosse stato sprovvisto delle une e delle
altre. Il Rapporto alla riunione di Roma si muove su questo solido terreno.
Esso cristallizza nella tavola II la realtà del processo storico determinante
l’urto rivoluzionario, nella tavola III i concetti fondamentali dello svolgersi
della lotta sociale; e, se ammette che essa assume nuovi aspetti nella fase del
totalitarismo capitalista in cui lo Stato borghese fonda i sindacati, non ne
deduce però la smentita ma la conferma dei princìpi del marxismo anche in
questo settore, e vede i problemi attuali sullo sfondo della attuale e
temporanea vittoria della controrivoluzione. Il Rapporto di Roma ha messo anche
in evidenza il carattere distintivo della nostra corrente che se fu
anti-parlamentare, lungi dall’essere anti-sindacale preconizzò il più ampio e
sistematico lavoro nei sindacati, per concludere infine che una fase
pre-rivoluzionaria è inconcepibile senza lotta della classe proletaria per
interessi economici, senza organizzazioni estese a larghi strati di lavoratori,
senza un partito di classe che inquadri sì una minoranza del proletariato ma
abbia una influenza sull’insieme di questo proletariato e poggi sulle
determinanti economiche e sulle organizzazioni sindacali.
17. Tipo unico di
capitalismo
E’ manifesto che il
Rapporto di Roma non ha convinto tutti e l’attuale esposizione è fatta per
rispondere alle esigenze di una più compiuta spiegazione dei concetti
fondamentali del marxismo che ancora una volta sono chiamati alla ribalta dalla
confusione ideologica e dalla minaccia dell’apparire di deviazioni. Il nocciolo
della questione è che se abbiamo le tre fasi dell’epoca capitalista (la
rivoluzionaria, la pacifica, la totalitaria), abbiamo però un solo criterio di
interpretazione e un solo tipo del capitalismo, attraverso il quale esso vince,
si sviluppa e infine cadrà. Non dobbiamo dimenticare che il riformismo iniziò
proprio con l’affermare e pretendere di provare che nulla è fermo, che tutto si
trasforma per via molecolare, che il capitalismo del 1789 non era più quello
del 1895. Il marxismo rispose e risponde che esistono sì dei momenti di crisi,
ma questi non originano diversi tipi di capitalismo. La storia è storia di
tipi di forme di produzione e in ciascuno di essi col crescere delle
forze di produzione cresce anche la resistenza delle forme di
produzione, lo spessore della caldaia di queste forme. Il capitalismo è
costante e non flessibile; esso non si adatta e dilata, ma alla fine si spezza
e si distrugge.
18. Tipo unico ma spurio
di capitalismo
Fasi ma non tipi del
capitalismo, benché il congegno reale della società non sia contraddistinto da
un tipo puro nel tempo (che si estende quindi immediatamente a tutto il mondo)
e nello spazio (che elimina cioè automaticamente tutte le classi preesistenti e
sconfitte all’interno di ogni paese), ma da un tessuto misto di diverse forme
di produzione, ed Engels giunge fino a dire che in certe circostanze storiche
può anche essere difficile di individuare la classe che realmente detiene il
potere dello Stato. In Inghilterra, per esempio, paese altamente capitalistico,
coesistono non solo numerose forme di produzione artigiane ma persino forme di
produzione pre-feudali nella Scozia. Analogamente negli Stati Uniti, dove l’Est
industriale coesiste con l’Ovest prevalentemente agricolo.
19. Fasi del capitalismo
Le tre fasi dell’epoca
capitalista (rivoluzionaria; di consolidazione; di difesa contro la minaccia della
rivoluzione proletaria) non danno luogo alla presentazione dei figurini di moda
che sono utili alla borghesia per allontanare la visione del crollo
rivoluzionario. E’ con la medesima definizione del capitalismo che si spiega
Cromwell del 1652, il 1789, il 1848 e lo stesso Stalin.
Occorre dunque ben
stabilire le caratteristiche discriminanti ed essenziali del tipo di rapporto
di produzione capitalistico-borghese. Lo vedremo poi diversamente presente
nella struttura sociale dei vari paesi del mondo, e in diversi rapporti di
influenza e di lotta con i tipi che lo precedono e lo seguiranno. Soprattutto i
diversi rapporti essenziali storici ci fanno parlare di diverse fasi: quella
borghese rivoluzionaria in cui la lotta è contro le forme feudali ed in cui è
completa l’alleanza politica con la nuova classe operaia, col quarto stato;
quella intermedia in cui il capitalismo mostra di far largo alle giuste legali
esigenze dei lavoratori; quella controrivoluzionaria in cui tutte le sue forze
sono volte ad impedire che il proletariato lo abbatta politicamente e
socialmente.
Per capire quanto avviene
allorché un tentativo proletario di conquista del potere viene invertito non
basta seguire il gioco delle forze e organizzazioni politiche poliziesche o
militari, ma occorre farsi il quadro dei tipi storici di economia sociale che
sono presenti nel quadro del paese considerato, e domandarsi quali sono in
progresso e quali no.
Prima quindi di decifrare
la controrivoluzione in Russia, occorre che ben si ribadiscano i caratteri
primi propri del tipo capitalista di produzione, tornando alle basi dei primi
testi marxisti. Né basta: è il carattere del pre-capitalismo classico, del
regime feudale, che bisognerà martellare.
Caratteri
fondamentali del tipo capitalista e del tipo feudale di produzione
20. Il capitalismo è
sempre uno
Più volte, in testi della
sinistra, abbiamo distinto tre fasi successive dell’epoca capitalista; ad
esempio: fase rivoluzionaria, fase pacifica, fase totalitaria. Tale concetto va
chiarito e conciliato con la tesi essenziale del marxismo: il capitalismo è
sempre uno. Dalla nascita fino alla morte.
21. Teorie
evoluzionistiche e teoria rivoluzionaria
La contrapposizione fra
le teorie evoluzionistiche e la nostra teoria rivoluzionaria consiste in
questo: per le prime ogni tipo storico di società si modifica gradualmente fino
a cambiarsi insensibilmente in uno diverso; per la seconda un dato tipo di
rapporti di produzione, come sorge da una esplosione rivoluzionaria, suscitata
dall’alta tensione delle forze produttive, tal quale vive fino alla successiva
esplosione in cui nuove forze di produzione suscitatesi lo annientano.
22. Non esistono
sottospecie del tipo sociale capitalistico
Messa dunque bene in
chiaro la contrapposizione fra il sistema di rapporti di produzione
precapitalistico e feudale e quello borghese, gli stessi caratteri definiscono
tutto il periodo storico che si svolge fino alla successiva chiara
contrapposizione fra rapporti di produzione borghesi e società socialista: non
esistono sottospecie del tipo sociale borghese o capitalista.
23. Situazioni diverse
che si presentano ad una rivoluzione
Per bene intendere un
tale enunciato non si deve dimenticare che se già la rivoluzione borghese tende
ad essere contemporanea nel mondo, e se assai più marcatamente vi tende una
rivoluzione proletaria, tuttavia vi sono sempre situazioni assai diverse tra le
varie parti del mondo abitato.
24. Fattori essenziali
nell’esame delle situazioni
Nell’esame di queste
situazioni dunque ovvio tenere presente:
l° - La consistenza nello
stesso paese dei diversi tipi di tecnica produttiva fondamentali (servitù della
gleba, piccola coltura libera, artigianato libero, industria, e servizi
collettivistici);
2° - La consistenza
altresì delle diverse classi sociali in numero sempre superiore alle due
protagoniste del passaggio storico in corso;
3° - Il rapporto di forze
politico a seconda della classe che prevalentemente è armata, autonoma e
soggiogatrice delle altre.
25. Avanzate e ritirate
della borghesia per attuare il capitalismo
Allorché quindi si
esamina il decorso storico dell’epoca capitalistica in dati paesi o gruppi di
paesi o continenti ecc., si ravvisa indubbiamente un succedersi più o meno
complicato non solo di diversi rapporti di forza (e, prima ancora, di
estendersi e restringersi dei settori dei vari tipi produttivi) ma altresì una
serie di avanzate e di ritirate tanto sociali che politiche della medesima
classe, nella lotta per attuare il tipo di rapporti di produzione suo proprio.
26. Differenza di
decorso capitalistico tra i vari paesi
Nei successivi
tempi storici
27. La comprensione di
tutti i fatti storici è problema fondamentale del partito
E’ quindi problema
fondamentale per la teoria, l’organizzazione, la strategia del partito
rivoluzionario proletario intendere appieno nei vari luoghi e tempi successivi
tutti questi aspetti e queste svolte e le innumerevoli combinazioni.
28. Visione unica
del Partito sul decorso borghese
Tuttavia in
coerenza alla sua visione della storia e
29. Fasi
dell’ideologia borghese
Tra le distinzioni
sociali e politiche di fasi successive importa tenere conto anche
dell’armamentario ideologico della classe borghese che serve a questa,
dall’inizio delle sue lotte rivoluzionarie, riflettendo poi nel suo impiego i
successivi mutamenti che derivano dal divenire la borghesia classe autonoma,
dominante, controrivoluzionaria a sua
30. Squilibrio
La individuazione
delle caratteristiche
Con tale analisi
Marx una
31. Concentramenti di masse
di forze produttive in economie pre-capitalistiche
Economie
pre-capitalistiche hanno presentato concentramenti di masse di forze
produttive; e tali erano: uomini, attrezzatura di utensili, approvvigionamenti
di viveri, terra in grandi estensioni.
In genere queste masse di
forze produttive appartenevano a privati limitatamente agli uomini (schiavi) e
alla terra (Roma antica). Mai quanto a masse di utensili, anche primitivi. Più
spesso masse di forze produttive dipendevano dai poteri statali o militari: signori,
condottieri, re, repubbliche, talvolta teocrazie.
32. Tipo feudale di
produzione
Il tipo direttamente
precapitalistico di produzione è quello feudale. Dopo aver ricordato che nessun
tipo è presente da solo in un dato spazio o tempo, definiamo il tipo feudale
come quello della parcellazione di tutte le forze produttive e dell’assenza del
concentramento di esse in massa. Nell’agricoltura, a parte terre vergini,
riserve di caccia e simili, si ha la piccola azienda affidata alla famiglia
servile. Ogni servo dispone dei prodotti del piccolo lotto ma ne deve parte (o
parte del suo tempo) al feudatario al quale è accomandato da una
vera divisione del lavoro: il servo non può allontanarsi, il signore tutela il
territorio e le persone da nemici predatori. E’ una dipendenza personale.
Vi sono poi i contadini parcellari liberi arbitri di tutto il prodotto; vi sono
gli artigiani arbitri della bottega; il lavoratore parcellare, forza produttiva
umana di base, controlla le parcelle delle altre forze produttive: terra,
materie prime, utensili, e controlla parimenti la sua parcella di prodotti che
consuma o scambia integralmente.
33. Nel feudalesimo
il denaro è un intermediario dello scambio e non una forza di produzione
Fino a questo punto
se il denaro può costituire già capitale, nelle due forme: commerciale ed
usuraria, può marxisticamente dichiararsi che il denaro non è una delle forze
di produzione, ma è soltanto un intermediario dello scambio. Nel tipo feudale puro
è vietato comprare e vendere terre o masse di attrezzi, come è vietato
assumere salariati.
34. Caratteristiche
del capitalismo e funzione del denaro
Si ricordano queste cose
ben note per potere definire le caratteristiche del capitalismo: la terra si
può comprare con denaro illimitatamente; masse di utensili e macchinari mano
mano che si scoprono possono dal privato comprarsi col denaro; e così masse di
materie prime o semilavorate. Infine possono comprarsi con denaro masse di
forze di lavoro o di tempi di lavoro. Perché questo sia possibile occorre che i
lavoratori siano liberi, e quindi spossessati i feudatari dei loro privilegi,
privati i piccoli contadini di terre ed attrezzi, gli artigiani di bottega,
attrezzi e materie prime. Sotto queste condizioni il denaro diventa forza
produttiva poiché può sempre assumere forma oltre che di capitale commerciale o
bancario, altresì di capitale fondiario, o industriale a seconda che lo si
investa in terra, fabbricati, attrezzi, macchine, ecc.
35. Iniziale definizione
del capitalismo in contrapposizione al feudalesimo
Poiché nel tipo feudale
il possesso delle forze produttive è soltanto parcellare, essendo il privilegio
feudale un diritto personale e non un diritto reale sull’uomo fisico
(schiavismo) o sulle cose e la terra (come nel diritto romano) - è stata perfettamente
accettabile la definizione del capitalismo come un sistema della proprietà
privata dei mezzi di produzione e della terra. Più esattamente della proprietà
illimitata per contrapposto a parcellare.
36. Contesa sulla massa
dei prodotti tra feudalesimo e capitalismo
Il fatto storico
essenziale consiste però nella contesa sulla massa dei prodotti. Espropriati i
lavoratori parcellari delle loro dotazioni, i prodotti, concentrati ormai in
masse di merci, sono a disposizione della classe borghese che ha il monopolio
della terra e del capitale.
37. Teoria
dell’equilibrio dell’economia borghese
La teoria dell’economia
borghese consiste nel sostenere che, avendo spezzato i limiti degli ordini per
nascita o per investitura e potendo in partenza chiunque aspirare ad essere
titolare di terra o di capitale, si è raggiunto un pieno equilibrio nella
distribuzione potenziale della ricchezza da quanti collaborano alla produzione.
I fisiocratici che difendevano il feudalesimo, sia pure in forma
moderna, sostenevano che fonte della ricchezza era la terra; i mercantilisti
affermavano che fonte di essa era lo scambio delle merci; gli economisti
della borghesia sostennero che fonte della ricchezza è il lavoro, che le
merci nello scambio non crescono né diminuiscono di valore, mentre nella
produzione industriale o agricola ogni intervento di lavoro che le trasformi vi
aggiunge valore. Pretesero che un perfetto scambio fra valori equivalenti e tra
liberi e uguali contraenti avvenisse allorché il salariato riceve denaro contro
il suo lavoro.
38. Teoria di Marx sul
plusvalore
La confutazione di detta
teoria sta nella teoria di Marx sul plusvalore. Essa mostra che il lavoratore
parcellare scambiando sul mercato il suo prodotto ne traeva tutto il valore che,
lavorando, gli aveva aggiunto, mentre invece il salariato del capitalismo trae
dal suo lavoro una parte soltanto del valore che la sua opera ha aggiunto al
prodotto, e che questo è fenomeno inevitabile alla scala sociale da quando il
lavoratore parcellare è stato violentemente privato del suo attrezzaggio ed in
sostanza del suo diritto di prendere una aliquota dei prodotti. A questa
espropriazione di partenza se ne aggiunge una serie indefinita e sempre
violenta da quando il diritto vieta al salariato di porre comunque le mani su
una particella di prodotti.
39. Capitalismo di Stato,
prima forma di affermazione dell’economia borghese
La prima forma di
affermazione della economia borghese nell’epoca del potere feudale è quella del
capitalismo di Stato. E’ sotto questa stessa forma che esso ci si presenta
attualmente quando si affaccia la minaccia della rivoluzione proletaria.
Come già detto altre
volte, contrariamente alla versione corrente che fa credere all’asservimento
dei capitalisti allo Stato, è il capitalismo che asservisce sempre più lo Stato
ai suoi interessi di classe.
La borghesia ha nello
Stato l’organo del potere attraverso il quale impone con la forza le sue
soluzioni, questo Stato dalle molteplici mammelle nutre le differenti imprese
capitalistiche, mentre succhia il lavoro e il sangue dei poveri, carattere,
questo, comune agli Stati Uniti e alla Russia, mentre il più basso tenore di
vita dei lavoratori in questo secondo paese ci fa intendere che è qui che
questo processo attinge la sua tensione più alta. Ma esso si manifesta anche
negli Stati Uniti dove la figura centrale è rappresentata dall’imprenditore che
congiunge la classe borghese al suo Stato. Non i «rentiers» ma i «brasseurs
d’affaires» sono gli esponenti dell’attuale fase del capitalismo: questi
vampiri che, come ha recentemente notato l’ex presidente degli Stati Uniti, il
vecchio Hoover, minacciano di portare il regime a un disastro a causa della
loro fame insaziabile. Il funzionario è semplice intermediario, non fattore,
anche dell’attuale fase del capitalismo.
40. Metodo comparativo
per definire un modo di produzione
E’ in termini corretti
che dobbiamo stabilire la nostra definizione del capitalismo e per meglio
giungervi abbiamo posta la relazione esatta col sistema feudale. Questo metodo
comparativo dobbiamo impiegarlo anche per la definizione della economia
socialista che va messa in relazione al capitalismo e alla sua forma di
capitalismo di Stato.
Engels nota che in regime
feudale puro il denaro non ha funzione economica. Occorre intendere questo non
in senso meschino; il denaro che esisteva e preesisteva non era una forza di
produzione, esso lo diventa in regime capitalista.
42. Differenze di fasi,
nello spazio e nel tempo, di capitalismo
Tutti i regimi sono
d’ordine mondiale, non perché contemporaneamente in ogni paese ogni settore
economico sia organicamente conforme al tipo di società che prevale
storicamente; molte macchie d’olio - forme di produzione precedenti - persistono,
ma un solo tessuto connettivo capitalista oggi le ricollega attraverso lo
scambio delle merci e questo tessuto rivela il tipo di organizzazione sociale
che domina nel mondo abitato. Differenza di fasi, quindi, nello spazio e nel
tempo, ma mai diversi tipi di capitalismo.
43. Carattere del
feudalesimo
Come detto nei paragrafi
19-37, il carattere del feudalesimo è dato dalla proprietà parcellare cui
corrisponde anche una parcellare gestione economica e una parcellare
disposizione dei prodotti.
44. Carattere del
capitalismo
Il carattere del
capitalismo è invece dato dalla concentrazione della proprietà dei mezzi di
produzione, della massa dei prodotti, della gestione economica. Lo Stato
capitalista assicura alla classe borghese la disposizione e il monopolio dei
prodotti. L’essenziale consiste in questo ed è su questo che si determina la
contesa sociale e storica: il controllo delle masse dei prodotti.
45. La lotta proletaria è
per la conquista sociale di tutto il prodotto
Marx riprende al mero
scopo polemico dagli economicisti borghesi la tesi del capitalismo nel quale
capitalisti e salariati intervengono in posizione ugualmente libera sul mercato
e dimostra con la sua analisi economica del capitale che questo svolgimento
libero condurrebbe non ad un equilibrio sociale ma alla crescente
concentrazione dei mezzi di produzione e della massa dei prodotti nelle mani
della classe capitalista da una parte, alla miseria crescente dei lavoratori
dall’altra parte. Ma la contesa è dal primo momento d’ordine sociale, la sua
dinamica anche essa non è tra categorie economiche, tra capitale costante e
capitale variabile, e le due non combaciano. Il proletariato non sa a
quanto ammonti il capitale variabile che egli rivendica, ma lotta per
ottenere una quantità superiore di prodotti, e quindi salario maggiore
per meno sforzo.
La lotta di classe
unitaria è per tutto il prodotto. Mentre l’economista corrente definisce
capitale il valore del fondo della fabbrica o dell’impianto e macchinario e del
denaro con cui far fronte alla anticipazione di acquisto di materie prime e
salari, formula che ben collima con quella della proprietà titolare del «mezzo
di produzione» l’economia marxista chiama capitale tutto il valore della massa
del prodotto di un dato ciclo lavorativo, di un giorno, di un anno o delle
generazioni (il «fatturato» dei contabili).
Tale valore del prodotto
si smista in tre parti nella dottrina del plusvalore; capitale costante:
valore della materia prima lavorata e dei logorii diversi di attrezzatura; capitale
variabile: valore dei salari pagati; plusvalore: margine che
si aggiunge ai primi due termini in modo che la somma dei tre è il valore sul
mercato del prodotto, che va all’imprenditore. La lotta del proletariato non è,
come dice Marx distruggendo le illusioni lassalliane dei socialisti germanici,
lotta per «l’intero frutto del lavoro» personale. Non si tratta di conquistare
il solo campo del plusvalore.
D’altra parte non tutto
questo in una economia collettivista andrà al consumo: occorrono cento utili
servizi sociali e il nuovo investimento per il progresso produttivo. Infatti
solo in parte il plusvalore va al consumo personale dei borghesi, il più va a
nuovo investimento; ma il disastro dell’anarchia capitalista supera di gran
lunga la massa dei plusvalori e consiste nelle masse di prodotti che vanno a
distruzione con l’intero capitale costante, variabile, e margine.
La vera lotta proletaria
è per la conquista sociale di tutto il prodotto. Il capitale costante
è frutto del lavoro di generazioni passate: esso deve essere strappato alla
classe borghese e andare al proletariato vincitore, ossia tendenzialmente alla
società senza classi; il capitale variabile è il lavoro degli
elementi sociali attivi, ossia della classe operaia oggi, della società domani.
Il plusvalore sorge dalle energie di lavoro attuali e dalle risorse
tecniche organizzative che anche sono «eredità» del passato e che devono essere
a disposizione sociale. La classe operaia al potere oggi, la società domani,
useranno tutta la massa del prodotto antico e immediato a fini
generali.
Antagonismo quindi di
classi e di loro formazioni armate e politiche, non di cifre che rappresentino
la spartizione tra classi della ricchezza.
46. Discriminazioni tra
feudalesimo, capitalismo e socialismo
Avendo ora richiamato i
precisi termini del passaggio dal pre-capitalismo al capitalismo, dobbiamo ora
precisare i caratteri distintivi tra economia capitalista e post-capitalismo.
Il post-capitalismo da almeno un secolo non è per noi la «gatta comprata nel
sacco», ma qualche cosa di esattamente definito. Secondo la regola generale
possiamo vedere attorno a noi in funzione esempi di economia post-capitalista,
così come esistevano grandi manifatture secoli prima della rivoluzione
borghese.
Si può qui riportare
quanto scritto in altro testo.
«Come detto altre volte
abbiamo anche di più: veri tipi comunisti in potere capitalistico; esempio il
servizio dei vigili del fuoco: quando qualcosa brucia nessuno paga per spegnerla,
se nulla brucia i pompieri sono lo stesso nutriti. Tutto ciò è detto per
combattere la tesi, chiunque ne sia l’autore, che segna come stadi successivi:
capitalismo privato, capitalismo di Stato - come prima forma di socialismo
inferiore - socialismo superiore e comunismo.
«Il capitalismo di Stato non è un
semi-socialismo, ma un capitalismo vero e proprio: anzi è lo sbocco del
capitalismo secondo la teoria marxista della concentrazione ed è la condanna
della teoria liberista di un permanente regime di produzione in cui il gioco
mirabile della concorrenza metta sempre di bel nuovo una fetta di capitale alla
portata di tutti.
«A discriminare tra
capitalismo e socialismo non basta la titolarità (vedi Proprietà e capitale)
del possesso dello strumento produttivo, ma occorre considerare il fenomeno
economico integrale, ossia chi dispone del prodotto e chi lo consuma.
«Pre-capitalismo. Economia dei produttori
individuali: il prodotto è del lavoratore indipendente, ognuno consuma quel che
ha prodotto. Ciò non toglie che prelievi di sopraprodotto e quindi di
sopralavoro siano fatti a danno delle moltitudini di lavoratori parcellari
(talvolta uniti con la forza in masse ma senza la moderna divisione di momenti
produttivi) da caste, ordini e poteri privilegiati.
«Capitalismo. Lavoro associato (in
Marx: lavoro sociale), divisione del lavoro, prodotto a
disposizione del capitalista e non del lavoratore che riceve danaro e compra
sul mercato quanto gli occorre a tenersi in forza. Tutta la massa di prodotti
passa per la forma monetaria nel viaggio da produzione a consumo.
«Socialismo inferiore. Il lavoratore
riceve dall’organizzazione economica e sociale unitaria una quantità fissa di
prodotti che occorrono alla sua vita e non ne può avere di più. La moneta finisce,
sussistono buoni di consumo non accumulabili né mutabili di destinazione. La
tessera? Già, il socialismo inferiore è la tessera a tutti senza impiego di
denaro e senza mercato.
«Socialismo
superiore o comunismo. In tutti i settori si tende ad abolire la tessera e
ognuno preleva quanto gli occorre. Qualcuno assisterà a cento spettacoli
cinematografici di seguito? Lo può fare anche oggi. Telefonerà ai pompieri dopo
aver dato fuoco alla casa? Lo fa oggi, ma allora non vi saranno assicurazioni.
Comunque allora e oggi il servizio manicomio è fatto secondo l’economia
comunista pura: è gratuito e illimitato.
Riepilogo.
Pre-capitalismo. Economia senza denaro o
con l’impiego complementare del denaro. Produzione parcellare.
Capitalismo. Economia con l’impiego
totalitario del denaro. Produzione sociale.
Socialismo inferiore. Economia senza denaro e
con tessera. Produzione sociale.
Socialismo
superiore o comunismo. Economia senza denaro né tessera, produzione sociale.
Il capitalismo di Stato,
che sarebbe cretineria chiamare socialismo di stato, sta tutto sano sano nel
reparto capitalismo.
La controrivoluzione
in russia
47. Controrivoluzione e
avvenimenti sociali russi
Si è tornati su tutte
queste nozioni basilari per spiegare lo svolgersi dell’attuale processo
controrivoluzionario del quale sono parte gli avvenimenti sociali russi, che
non possono essere esaminati se non integrati nel tutto, giacché se analizzati
separatamente conducono gli incauti ad alterare la dottrina marxista, ad
ammettere nuove analisi e nuove prospettive per l’intervento di una terza
classe, di un terzo fattore, e a cadere così nella pania del trucco staliniano
che ipotizza funzioni permanenti per lo Stato non più strumento della classe ma
generatore della classe, e abbandona la nozione del suo svuotamento.
48. Il metodo marxista di
lavoro batte sempre su chiodi già noti
Il nostro metodo di
lavoro ci conduce a battere sempre su chiodi già noti e ad estendere la nostra
investigazione a settori sempre più ampi e diversi nel perimetro fissato da
questi chiodi, mai di procedere ad innovazioni o invenzioni.
49. Concorrenza e
monopolio sono nozioni complementari
Concorrenza e monopolio sono
nozioni non antagonistiche ma complementari anche nel mercato e nello scambio,
la prima svolgentesi verso il secondo. E’ sul fronte del monopolio che si
afferma la classe borghese: del monopolio dei mezzi di produzione e dei
prodotti.
50. Sviluppo storico
I lavoratori, per
reagire alla condizione sociale che è loro imposta dal capitalismo e che è
favorita dalla loro dispersione, passano alla istituzione - attraverso il
sindacato -
Nulla di più
conservatore: eppure nelle tradizionali associazioni di mutuo soccorso e
persino nelle congreghe di carità penetrava utilmente il partito socialista.
51. Economia e politica
dopo la rivoluzione in Russia
La formulazione contenuta
nell’Appello progetto di manifesto a proposito dell’economia russa che
«tende al capitalismo» andava chiarita. Che cosa è avvenuto in
52. Crisi economica russa
post-rivoluzionaria
Nel 1921, quando la
Russia era racchiusa in se stessa a causa della mancata vittoria rivoluzionaria
in altri paesi, il livello delle forze di produzione era sceso a un limite
inferiore al minimo, la trasmissione dei prodotti dalla campagna alla città e
viceversa, che si era prima verificata attraverso il comunismo di guerra, non
poteva più funzionare, lo Stato proletario essendo a corto e dei prodotti della
città e di quelli della campagna. Fu giocoforza legalizzare il commercio
libero, fatto finora dai borsari neri o «speculanti».
53. La NEP
Lenin e il partito
bolscevico instaurano la NEP in un insieme economico dove esistono forme di
produzione nomade, patriarcale, feudale, borghese e piccoli nuclei di economia
socialista. Alla questione se la NEP fosse capitalismo, Lenin rispondeva
categoricamente sì.
E non poteva essere
altrimenti, giacché dal momento in cui il salario è pagato in denaro e con
questo si acquistano gli alimenti, si ha capitalismo. Questo non cambia la
natura dello Stato che resta, perché può restarlo, proletario; la sua natura
risultando non dalla struttura dell’economia, ma dalla posizione di classe e di
forza nello svolgersi della lotta rivoluzionaria del proletariato
internazionale.
54. Misure anti-NEP
di Lenin in campo politico
Lenin, che nel
campo economico giungeva fino a prospettare la entrata in Russia del capitale
privato estero con le concessioni di interi territori, preconizza
l’irrobustimento del potere statale per fronteggiare le reazioni sociali
causate dalle misure della NEP e guadagnare tempo per avere aiuto dalle
rivoluzioni occidentali operaie.
55. L’inversione in
campo politico causa delle rinunce in campo economico in
E’ così che il problema
andava posto. Il trotzkismo proclama l’intervento di un terzo fattore, della
burocrazia. Per noi l’attuale situazione in Russia non presenta nulla di originale
giacché il capitalismo non è contraddistinto dalla esistenza di un titolare
della proprietà, ma dall’impossibilità (realizzantesi attraverso la forza dello
Stato) di appropriarsi dei prodotti da parte della classe lavoratrice e dalla
corresponsione del salario in denaro. Gli sviluppi economici che ci hanno
condotti alla situazione attuale in cui il privato presta allo Stato, lo Stato
è intraprenditore, il debito pubblico gonfia, il possesso della casa è ammesso,
la casa è attribuita allo specialista, questi sviluppi non procedono dalla
manovra sociale della NEP ma dall’inversione verificatasi nel campo politico e
nella posizione internazionale dello Stato russo. La NEP lasciò lo Stato alla
classe proletaria che lo deteneva anche prima: le rinunce nel campo economico
non comportavano affatto necessariamente gli errori di tattica e
strategia rivoluzionaria dapprima, il capovolgimento della posizione dello
Stato infine.
56. Doppia rivoluzione
tedesca e russa
Il socialismo non poteva
essere costruito nella Russia sola, dove pertanto si erano addizionate nel
febbraio e nell’ottobre 1917 la rivoluzione borghese e quella proletaria. - In
Germania nel 1848 fu anche tentata, invano, la doppia rivoluzione borghese e
proletaria: quella borghese vinse nel campo economico e sociale, dopo che
borghesi e operai alleati avevano perduto nel campo politico. - In Russia dopo
la doppia vittoria politica e sociale del 1917 si ebbe la sconfitta sociale
proletaria databile al 1928. Restò la vittoria sociale capitalistica.
57. L’impresa è il
fattore essenziale dell’attuale fase capitalistica mondiale
Non disponiamo di
materiale di documentazione per un esame dettagliato dell’economia russa, ma
abbiamo indicazioni sufficienti per emettere un sicuro apprezzamento. Sulla
traccia dello studio Proprietà e Capitale vediamo il fattore essenziale
dell’attuale fase capitalista mondiale nell’impresa - quella edilizia ne
fornisce un esempio suggestivo - che lavora senza sede e impianto proprio e
stabile, con capitale minimo ma per un profitto massimo e può fare questo
perché si è asservito lo Stato che distribuisce il capitale e incamera le
perdite.
58. La burocrazia ha
funzione mediatrice
Il funzionario non è
figura centrale ma è semplice mediatore; di contro al corpo di funzionari di
Stato vi è quello dei contro-uffici delle imprese dove pullulano consulenti di
ogni specie e vegliano a piegare lo Stato agli interessi delle imprese. Analogo
meccanismo, in forme esteriori e con nomi ben diversi, funziona nell’URSS.
Quando si pensa che le imprese di Mosca hanno potuto fare regalo della
Metropolitana alla città, ci rendiamo conto degli altissimi profitti realizzati
in quelle imprese nella restante sfera.
59. Capitalismo di Stato
E questo capitalismo in Russia
non presenta nulla di assolutamente inedito; per il fatto della gestione di
Stato esso si collega a cento esempi storici, da quello già ricordato dei
Comuni d’Italia dove si affermò d’altronde la prima forma di investimento
statale per la produzione industriale (i privati non potevano disporre di
capitali necessari alla costruzione della macchina nave - come dal «Filo del
Tempo» del n. 17 del 1951 di «Battaglia comunista» - i Comuni vi provvidero). E
così, sempre, Stati e re armarono le prime flotte e fondarono le compagnie imperiali,
donde il capitalismo giganteggiò! E infine abbiamo l’esempio ultimo delle
nazionalizzazioni britanniche.
60. L’economia russa
«tende» al capitalismo
Il tendere al capitalismo
dell’economia russa ha quindi un doppio senso. Le prime forme socialiste e
comuniste successive alla rivoluzione di Ottobre hanno degenerato, si sono
involute, sono state riassorbite. Una economia proletaria degenerante per vari
anni, ormai del tutto degenerata e scomparsa, per dar luogo a forme mercantili
e capitaliste.
Ma intanto tutto il vasto
campo della economia russa precapitalistica, asiatica, feudale, tende potentemente
al capitalismo e questa tendenza è positiva e a sua volta premessa della
rivoluzione socialista mondiale. Lenin e Trotzky stessi videro tale necessità e
furono i pionieri della elettrificazione, solo mezzo per mettere la produzione
al passo coll’Occidente, per meglio abbattere l’imperialismo. Stalin rovesciò
il piano internazionale rivoluzionario ma dette impulso grandissimo alla
industrializzazione di città e campagne. Più giustamente, era questo un dato
irresistibile della situazione sociale russa dopo caduta la fradicia
impalcatura zarista e boiarda.
Lenin intravide la
possibilità del suo partito di essere portatore della rivoluzione politica
proletaria nel mondo e frattanto anche della rivoluzione sociale capitalista in
Russia: solo con le due vittoriose premesse la Russia poteva divenire
economicamente socialista. Stalin dice che il suo partito attua il
socialismo economico nella sola Russia; in effetti, il suo Stato - e partito -
si è ridotto ad essere il portatore della sola rivoluzione sociale capitalista
in Russia e Asia. Tuttavia al di sopra degli uomini queste forze storiche
lavorano per la rivoluzione socialista mondiale.
Non diversa valutazione
deve darsi alla rivoluzione cinese. Anche lì operai e contadini hanno lottato per
una rivoluzione borghese, in varie fasi, ed oltre non possono andare.
L’alleanza di quattro classi: operai, contadini, intellettuali e industriali
riproduce l’alleanza, che ha piene carte in regola col marxismo in dottrina e
tattica, della Francia del 1789 e della Germania del 1848. Tuttavia la distruzione
della millenaria impalcatura feudale orientale è un dato acceleratore della
rivoluzione proletaria mondiale, sol che questa abbia ragione delle metropoli
europee e americane.
Poiché il cliché abituale
del marxismo corrente è: chi sia il profittatore personale e il consumatore
dello sfruttamento capitalistico, dimenticando le cento citazioni di Marx
sull’anima del capitale e la spersonalizzazione del capitalista per cui
l’accumulazione di plusvalore conta più del portafoglio individuale e la vita
degli stessi figli, sembra insufficiente la definizione dei beneficiari del
frutto del capitalismo russo (dicevamo: non è il frutto, ma tutta la pianta
che importa) nei «criptoimprenditori» e «criptoaffaristi» che per noi non sono
i funzionari della burocrazia sovietica ma uno strato a sé.
Burocrate in Russia è il
semplice meccanico in una fabbrica, come lo è in Inghilterra oggi: tutti
«statali».
A tal fine va rilevato
che, malgrado ogni cortina, tale ingranaggio o meglio tale rete di
canalizzazione della ricchezza comunica con quella del capitale
mondiale. Lo stesso commercio estero di Stato è una immensa bilancia che mai
pesa equivalenti, ma frega di continuo la massa lavoratrice sovietica. Vi è poi
l’enorme impasse delle manovre valutarie che si ripercuotono tra centri
legali e illegali di Asia e Africa. Vi sono «affitti e prestiti» in corso
ancora di saldo: infine, l’affitto e prestito di milioni di cadaveri russi
proletari per vincere la Germania è stato calcolato, da parte americana, affare
assai più economico della produzione della corrispondente quantità di bombe
atomiche.
La convivenza ed
emulazione di oggi, l’alleanza palese di ieri col patto di smantellare i
partiti comunisti di Occidente, le entrate in pieno nei blocchi di liberazione
antifascista, sono da una parte la conferma del capovolgimento politico fino
alla controrivoluzione, dall’altra parte sono partite di mercato economico e
premio passato al capitale mondiale con lo sforzo esasperato e la vita stessa
del lavoratore russo. Perciò, come partito potere e Stato, la degenerazione non
è ancora in corso, ma è fatto storico compiuto; e
La controrivoluzione maestra
61. Spartaco, i cristiani
e la caduta sociale dello schiavismo
Con la disfatta di
Spartaco ai piedi del Vesuvio si ebbe in una sola volta la disfatta politica e
sociale degli schiavi e il regime sociale dello schiavismo restò al potere. Ma
la vittoria delle successive repressioni di Diocleziano sui Cristiani, veri
cospiratori politici e di classe, comporta non il rassodarsi del regime
schiavista, ma sotto l’aspetto del trionfo della nuova religione, la caduta
sociale di questo regime, e successivamente l’avvento del feudalesimo medioevale.
62. Comprendere la
controrivoluzione per preparare la rivoluzione
Quando ci si chiede
perché Engels, dopo la sconfitta della rivoluzione del 1848, si accinse a
scrivere la Guerra dei contadini e studiò la loro sconfitta del 1525,
capiamo che occorre comprendere la controrivoluzione per preparare la
rivoluzione di domani.
Lo stesso ci spetta di
fare oggi non isolando un settore o un problema, ma inquadrandolo nel contesto
dell’insieme.
Così la borghesia poté,
nel secolo scorso, inneggiare alle molteplici e ricordate disfatte precedenti,
nel costruire la sua definitiva vittoria. Così anche il proletariato che - come
dice Marx ne Le lotte di classe in Francia, non la vittoria ma
una serie di disfatte «abilitano» al suo trionfo nel mondo - grazie al suo
partito di classe, vincerà ripresentandosi quale esso fu al principio della sua
lotta e nelle formule programmatiche, lapidarie, insuperate perché
insuperabili, contenute nel Manifesto dei Comunisti.
In tanto è lecito
professare e difendere la dottrina marxista della storia come avvicendamento di
classi sociali, ciascuna fatta da insieme di uomini con posizione parallela
rispetto alle forze e sistemi di produzione, in quanto si può provare che ogni
classe sociale nel suo integrale corso storico ebbe dalle sue prime
affermazioni e battaglie un compito e un programma continuo. Così si legano le
rivendicazioni lanciate dal Cristo alle turbe schiave alla caduta dell’Impero
Romano e della società classica; così le prime richieste di libertà civica e
contadina alla presa della Bastiglia e alla Rivoluzione borghese nel mondo
intero e la bandiera agitata è stata sempre
63. Non vi sono «nuove
classi» come non vi sono «nuovi tipi» di capitalismo
Il fatto che siamo stati
battuti, che siamo perciò in un periodo controrivoluzionario, ci spiega perché
siamo in pochi e anche perché si determinano confusioni nel nostro seno. Esso
non ci induce però a falsare la teoria del marxismo rivoluzionario attraverso
l’ammissione dell’arrivo sulla scena sociale di un terzo protagonista,
di una nuova classe. Non abbiamo bisogno di scoprire nuovi tipi, nuovi stadi,
d’inventare poteri nuovi al capitalismo di Stato che - come già detto - nulla
presenta di originale e fu persino la prima forma attraverso la quale si
affermò la prima volta la classe capitalista, all’epoca dei Comuni, nel 1100.
64. Schema del
centralismo marxista
A conforto
dell’esposizione che si svolge e per ribadire il tempestivo allarme della
sinistra sulla degenerazione della politica proletaria si annette uno schema
per rappresentare i rapporti che intercorrono tra la classe operaia, le
associazioni economiche, il partito politico di classe, gli organi centrali del
partito. Le spiegazioni che vi sono aggiunte mostrano che le due impostazioni,
concordanti nella formula del partito di massa: la laburista e la stalinista, originano
da una stessa base in quanto alle determinanti economiche sostituiscono quelle
della volontà dei singoli, ma sboccano in definitiva allo stesso risultato di
imporre a questi le decisioni affermate dalla vetta del partito.
65. Prospettiva unica della
rivoluzione proletaria internazionale
Un altro punto ha dato
luogo a qualche dubbio ed esitazione. Quale la nostra prospettiva? Una,
come sempre: la rivoluzione proletaria internazionale, quando (vedi tavola
n. II, Riunione di Roma del l° aprile 1951) le condizioni per essa saranno
realizzate, condizioni oggi quasi tutte lontane. Sul corso dell’attuale
prospettiva tre ipotesi sembrano presentarsi: l’assorbimento pacifico della
Russia da parte dell’America, lo scoppio della guerra tra URSS e USA con la vittoria
dell’una o dell’altra.
66. Prima, seconda, terza
guerra mondiale
Già per la prima guerra
imperialista la vittoria del settore capitalista più forte - l’Inghilterra che da
duecento anni non conosce disfatte e mai ha conosciuto invasioni - doveva
determinare le condizioni meno favorevoli all’irrompere dell’attacco
rivoluzionario del proletariato internazionale. Un corso sicuramente meno
sfavorevole avrebbe potuto originarsi dalla disfatta militare di detto settore.
Lo stesso dicasi per la
seconda guerra imperialista conclusasi con la vittoria dell’asse Londra-New
York. E per la terza? Non si esita ad affermare che la vittoria degli Stati
Uniti rappresenterebbe la più sinistra delle eventualità. E’ vero che siamo
sprovvisti di forze di classe per intervenire in questi formidabili
avvenimenti, è anche vero che dobbiamo mantenerci autonomi dall’uno e
dall’altro potere, ugualmente antirivoluzionari e combattere a fondo i due «crociatismi».
Ma è infine vero che non possiamo discostarci dall’unica valutazione che si
innesta alla dottrina marxista: che la caduta del centro del capitalismo
comporta la caduta di tutto il sistema, mentre la caduta del settore più debole
può mantenere in vita il sistema borghese mondiale, dato il metodo moderno di
annientamento militare e statale del vinto e della sua riduzione a colonialismo
passivo. Ed è precisamente su questa linea politica che si può impedire che il
capitalismo assorba le reazioni che si manifestano alla politica dello
stalinismo nel seno del proletariato, e che queste energie possano essere
inquadrate nel nuovo organismo che si fonderà sui princìpi del marxismo
rivoluzionario, ridivenendo forza attiva della storia.
Schema del centralismo marxista
1) Gli individui che
compongono la classe sono spinti ad agire in direzioni discordanti. Alcuni, se
consultati e liberi di decidere, lo farebbero nel senso dell’interesse della classe
opposta, dominante.
2) Gli organizzati
sindacali tendono ad agire in direzione contraria all’interesse padronale, ma
in senso immediato e senza capacità di convergere ad azione unica e scopo
unico.
3) I militanti nel
partito politico, risultando dal lavoro nel seno della classe e delle
associazioni, sono preparati ad agire sulla risultante unica rivoluzionaria.
4) Gli organi di
dirigenza del partito, emananti dalla base, agiscono nella direzione
rivoluzionaria nella continuità della teoria dell’organizzazione e dei metodi
tattici.
La posizione della
Sinistra consiste nella simultanea lotta contro le due deviazioni:
1) La base basta a
decidere l’azione del centro, se consultata democraticamente (operaismo,
laburismo, socialdemocratismo).
2) Il centro supremo
(comitato politico o capo del partito) basta a decidere l’azione del partito e
della massa (stalinismo, cominformismo), con diritto a scoprire «nuove forme» e
«nuovi corsi».
Entrambe le deviazioni
conducono allo stesso risultato: la base non è più la classe proletaria,
ma il popolo o
Partito comunista internazionale
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