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Come tentare di cancellare dalla storia un popolo: ad esempio il popolo palestinese

 

 

Nel giugno 2025 scrivevamo:

«Con la seconda guerra mondiale, la sconfitta delle potenze dell’Asse e delle entità statali arabe che le sostenevano e lo sterminio degli ebrei, le democrazie imperialistiche vittoriose per la seconda volta sui totalitarismi imperialistici, non fecero che aggravare i conflitti tra le popolazioni dell’area mediorientale, in particolare per quel che riguarda l’istituzione di Israele che, da “focolare ebraico” diventerà nel 1948 un vero e proprio Stato in un territorio che le potenze imperialistiche mondiali riunite nell’ONU dal 1945 avrebbero voluto spartire in due Stati diversi, uno palestinese e uno ebraico, cosa che non avvenne mai. Che l’Inghilterra, gli Stati Uniti e la stessa Francia parteggiassero sostanzialmente per la popolazione ebraica e non per le popolazioni arabe fu evidente, aldilà delle ripetute dichiarazioni sui conflitti arabo-israeliani e sui “due popoli, due Stati”, fin dalla costituzione violenta dello Stato di Israele che causò la prima grande catastrofe (in arabo, al-Nakba) per i palestinesi, costretti a fuggire in Libano e in Giordania; né l’Inghilterra, né tantomeno la Francia, intervennero per evitare l’esodo forzato di 700mila palestinesi dalla loro terra occupata militarmente dagli israeliani. Uno Stato ebraico faceva comodo a tutte le potenze imperialistiche perché avrebbe potuto svolgere per loro conto il ruolo di gendarme in un’area turbolenta e difficilmente gestibile dopo il suo totale smembramento; e tacitava la cattiva coscienza delle democrazie imperialistiche che, pur conoscendo il destino di milioni di ebrei nei campi di concentramento nazisti, non fecero assolutamente nulla per fermare quello sterminio annunciato.

«Pertanto, finita la guerra, le democrazie vincitrici favorirono la migrazione di centinaia di migliaia di ebrei europei dalla Polonia, dalla Germania, dalla Russia (attuando in questo modo una gigantesca pulizia etnica nell’Europa centrale e dell’Est e dimostrando di essere, in realtà, esecutrici testamentarie della volontà nazista di porre fine alla “questione ebraica” in questa parte d’Europa), e anche dallo stesso Medio Oriente verso Israele, la loro nuova patria. Così l’imperialismo – sotto le vesti formalmente democratiche o meno – sperava di attenuare, se non pacificare, un Medio Oriente che si prospettava invece come un’area in cui i contrasti etnici, religiosi, politici ed economici dei popoli che lo abitavano da sempre, si sarebbero incrociati, aggravandoli, con i contrastanti interessi delle diverse potenze imperialistiche. Nel frattempo, nel corso dei decenni dal 1948 in poi, Israele è diventato un paese capitalisticamente molto avanzato e con rilevanti mire espansionistiche, mire che possono realizzarsi solo a patto di sottomettere l’intera popolazione palestinese cosicché non possa nuocere in nessun modo agli interessi di Tel Aviv di appropriarsi dell’intero territorio della Palestina, anche a costo di sterminare l’intera popolazione palestinese» (1).

Sterminare l’intera popolazione palestinese: è quello che Israele non ha mai smesso di tentare e che ha continuato a fare in modo molto più pianificato e feroce sotto il pretesto dell’incursione di Hamas dell’ottobre 2023 nei kibbutz israeliani in cui furono uccise 1200 persone e ne furono prese in ostaggio altre 250, bombardando a tappeto tutta Gaza e istigando nello stesso tempo i coloni sionisti a occupare altre terre palestinesi in Cisgiordania usando tutta la forza di cui disponevano sotto la protezione dell’esercito israeliano. Ma già prima del fatidico 7 ottobre 2023, Netanyahu, nel suo intervento all’ONU del 22 settembre dello stesso anno, sostenne senza mezzi termini l’obiettivo di Israele: estendere il territorio israeliano dal fiume Giordano al Mediterraneo (nella prospettiva del «Nuovo Medio Oriente»), comprese la Cisgiordania e Gaza, Gerusalemme Est e le alture del Golan, come punto di partenza per un nuovo disegno «di pace» (2).

Che questo piano sia condiviso dal presidente statunitense è lo stesso Trump ad annunciarlo in una conferenza stampa, insieme con Netanyahu, il 5 febbraio 2025 alla Casa Bianca (3). Il piano prevede il controllo della Striscia di Gaza da parte degli Usa, che ne promuoveranno lo sviluppo immobiliare fino a farne una nuova «Riviera», definita la «Costa Azzurra del Medio Oriente». E i palestinesi che la abitano da sempre? Si dovranno scegliere un'altra terra dove andare ad abitare perché quella non sarà più loro; nel frattempo vengono massacrati dall’esercito israeliano che in sedici mesi, dall’ottobre 2023 al gennaio 2025, ha distrutto e danneggiato più del 60% degli edifici, tra cui ospedali e scuole e il 92% delle abitazioni, obbligando gli abitanti a scappare in riva al mare e in zone della Striscia in cui rifugiarsi non ancora toccate dai bombardamenti, ma per nulla sicure visto che sono state sistematicamente bombardate nei mesi successivi. La popolazione civile è sottoposta a una strage continua, di giorno e di notte, affamata, al freddo, senza medicinali. I bambini straziati dalle bombe e dal freddo sono decine di migliaia, e si ignora a quanto ammonti realmente il totale dei morti palestinesi. Secondo Hamas, che resta «l’autorità» a Gaza nonostante siano stati uccisi, sembra, 20.000 miliziani, i morti dall’8 ottobre 2023 in poi ammonterebbero a 71.800, e i feriti a più di 171.000. Ma sotto le tonnellate di macerie vi sono certamente altre decine di migliaia di morti ai quali vanno aggiunti i palestinesi morti in attesa di essere evacuati in Egitto attraverso il valico di Rafah e quelli malati che moriranno in attesa di essere trasportati fuori da Gaza. Israele non si è limitato a bombardare Gaza, ma ha sistematicamente impedito a migliaia di camion di portare cibo, acqua, medicinali, vestiario, coperte, carburante ecc. a Gaza e di distribuire tra la popolazione il loro contenuto. Vi è, da parte di Tel Aviv, un piano evidente di sterminio della popolazione palestinese, condiviso pienamente dagli Stati Uniti che continuano a rifornire il governo Netanyahu di armi, dollari e coperture politiche e diplomatiche. Nel frattempo pianificano insieme la nuova «Costa Azzurra del Medio Oriente» per i ricconi del pianeta. Di fronte a tutto questo, che cosa fa la mitica culla della civiltà moderna, l’Europa? Il cancelliere tedesco Mertz ha sintetizzato il pensiero unico europeo: Israele fa il lavoro sporco per conto nostro, mentre i vari Macron, Meloni e compagnia continuano a sproloquiare sui «due popoli, due Stati» continuando a sostenere il «diritto» di Israele – uno degli Stati più terroristi al mondo – a «difendersi» dal «terrorismo antisemita» marcato palestinese, iraniano, sunnita, sciita e quanti altri appellativi verranno aggiunti nel tempo; continuando a commerciare con Tel Aviv nel campo delle tecnologie, dell’agroalimentare, delle armi. I vomitevoli discorsi sulla pace, sulla libertà, sull’uguaglianza delle nazioni, sul diritto internazionale e su altri cento termini svuotati di ogni minimo significato, si riversano costantemente sulle mani insanguinate dei governanti di oggi come su quelle dei governanti di ieri, in un osceno passaggio del testimone, al fine di far prevalere Sua Maestà il Business a seconda della forza economica, finanziaria e militare di ogni partecipante al banchetto.   

 Naturalmente, come per ogni paese che gli imperialisti hanno distrutto con la guerra, anche per Gaza i grandi imprenditori, sostenuti da progetti provenienti dalle università più rinomate (sembra anche italiane) al servizio dei potenti, si sono preparati a mettere le mani su un vasto territorio «liberato» a suon di bombe dai riottosi abitanti palestinesi. A darne notizia al mondo ci ha pensato il cognato di Trump, Jared Kushner, presentando al World Economic Forum di Davos dello scorso gennaio, vero consesso dei più grandi briganti del mondo, una serie di diapositive riguardanti il «futuro di Gaza», un business guidato apertamente dagli Stati Uniti attraverso il miliardario israelo-cipriota Yakir Gabay. A questo proposito, scrive «il fatto quotidiano» del 22 febbraio scorso: «nel rendering, 180 vertiginosi grattacieli nuovi di zecca sorgono sul lungomare attualmente in macerie, con la promessa di un coastal tourism d’élite, e di opulente “New Rafah”, “New Gaza” e “New Khan Younis” scodellate in un paio d’anni al posto delle odierne tendopoli» (4). La prospettiva, perciò, è di liberare Gaza delle tonnellate di macerie, e di tutti i suoi abitanti, per far posto al nuovo turismo costiero d’élite. Ma sotto quelle macerie ci sono migliaia di cadaveri… Nessun problema, i nuovi proprietari di Gaza hanno previsto di fare piazza pulita delle macerie e del loro contenuto, compresi i cadaveri, gettando il tutto in mare. Evidentemente è a questo che pensava Kushner quando finiva il suo discorsetto con questa frase: «ci sarà lavoro e prosperità per tutti» …

Di fronte a questa immane tragedia, non solo per il popolo palestinese, ma per l’umanità intera, perché annuncia che il futuro che ci riservano le borghesie imperialiste sarà fatto di stermini e distruzioni senza fine, i popoli che si sono illusi di poter contare sulla pietà dei carnefici sono ammutoliti, annientati, completamente incapaci di qualsiasi reazione vitale, e usano l’istinto di sopravvivenza che rimane loro per cercare aiuto in un dio, qualsiasi nome gli sia stato dato, perché fermi con i suoi super poteri le mani assassine dei potenti. E’ da quando l’uomo, nei millenni della sua esistenza, si è costruito l’idea di una forza ultraterrena per spiegare quel che non riusciva a comprendere in base alle conoscenze che via via raggiungeva nel suo progresso produttivo e sociale, che quel dio, quella divinità si dimostra perennemente assente e ingiusta verso le masse sofferenti, ma sempre accondiscendete verso le potenti élite che governano il mondo. Per un lungo tratto della sua vita sociale, l’umanità è progredita materialmente attraverso lo sviluppo delle sue forze produttive, adattando in qualche modo le credenze religiose alle nuove scoperte, ai progressi della conoscenza in ogni campo. Ma, nonostante le scienze naturali, nel loro avanzare, siano da sempre indirizzate a spiegare l’inspiegabile, l’umanità non riesce ancora a rompere definitivamente le catene ideologiche che la imprigionano nel sistema politico, sociale ed economico che la tiene ancora divisa in classi antagoniste. Il sistema classista, che sottopone la grande maggioranza degli uomini, con violenza e brutalità sempre maggiori, agli interessi di una minoranza padrona di tutto, compresa la vita stessa della maggioranza degli uomini, è storicamente giunto al punto in cui la soluzione economica e sociale di ogni ineguaglianza, oppressione, brutalità, devastazione, eccidio e genocidio sta nella finale e decisiva lotta di classe che vede in contrapposizione le forze produttive rappresentate dal proletariato, dai lavoratori salariati, dal lavoro vivo, e le forze che rappresentano il capitale, la proprietà privata, lo sfruttamento del lavoro vivo per valorizzare il lavoro morto, in sostanza il capitale.

Come in ogni epoca storica, anche nella presente epoca capitalistica le catene ideologiche di cui sopra non saranno spezzate grazie alla forza di ideologie contrapposte, di idee diverse e nuove, di nuove e più ampie «prese di coscienza» da parte della maggioranza degli individui che abitano il pianeta, ma da uno scontro titanico e «incosciente» tra le forze produttive, le masse proletarie, e le forze sociali del capitalismo interessate a mantenere in piedi il modo di produzione capitalistico, quindi il potere delle classi borghesi che ne rappresentano gli interessi generali e particolari. Questo scontro, che noi chiamo rivoluzione, è dettato dallo stesso sviluppo storico delle contraddizioni che il capitalismo genera e ingrandisce sempre più. Come in natura il movimento magmatico nelle viscere di un vulcano, raggiunto un determinato grado di calore e di forza dirompente, spinge fino a far saltare il tappo che gli impediva di scorrere liberamente, così, nella società, il movimento proletario che accumula nelle viscere del capitalismo un determinato grado di tensione e di forza dirompente, spingerà fino a far saltare il “tappo” – le forme della produzione capitalistica, cioè il sistema salariale e la divisione in classi della società difesi dal potere politico della borghesia – che impedisce lo sviluppo delle forze produttive lanciato a soddisfare esclusivamente le esigenze di vita della società umana, distruggendo sistematicamente, e in un periodo certamente non breve della storia, tutti gli ostacoli politici, economici, istituzionali e culturali rappresentati dalla borghesia e dal modo di produzione capitalistico su cui essa poggia il suo potere.

Allora il futuro di ogni popolazione, di ogni nazione, in un lungo processo di unione e fusione di tutti i popoli e di tutte le nazioni in un’unica società umana, in una società finalmente di specie, vedrà la luce. Ma tutto questo processo storico richiederà, come ha già dimostrato durante la Comune di Parigi del 1871 e durante la rivoluzione d’Ottobre del 1917, una lotta senza tregua contro tutto ciò che rappresenta la vecchia società capitalistica e borghese, sradicando politicamente, economicamente, socialmente, culturalmente, ideologicamente ogni sua componente perché rappresenta un lascito reazionario pronto a ricrescere e a rigenerare la mala pianta del capitalismo.

Chiedere ai torturatori di non torturare, ai massacratori di non massacrare, agli oppressori di non opprimere, ai violentatori di non violentare è un’illusione che si paga cara, perché continueranno a torturare, massacrare, opprimere, violentare. Tutto ciò va impedito con la forza, con una forza capace di fermarli, di impaurirli, di eliminarli, una forza così potente e ampia che solo il proletariato rivoluzionario e la sua dittatura di classe possono possedere. Guerre coloniali, guerre di rapina, guerre locali, guerre mondiali, guerre a bassa e alta intensità, guerre sempre e comunque per conquistare un mercato, per impossessarsi di un pezzo di territorio economico, per impedire ai concorrenti di fare lo stesso: è questo che la società borghese ha finora assicurato all’umanità. Lo sterminio di Gaza e la cancellazione dalle carte geografiche di quella che un tempo fu la Palestina è soltanto uno, e dei più feroci finora, degli esempi di che cosa la borghesia è in grado di fare, e non solo per avidità (che c’entra sempre), ma perché è il suo modo di sopravvivere in un tempo in cui storicamente la sua esistenza è entrata in un tunnel senza uscita, in un tunnel che porta dritto dritto alla terza guerra mondiale, auna carneficina che non avrà eguali rispetto alle due guerre mondiali precedenti. La paura di scomparire dalla faccia della terra che la borghesia sta maturando dentro di sé la porta a reagire con violenza sempre più micidiale di fronte a qualsiasi intralcio che si presenti davanti ai suoi interessi di potere. E se l’intralcio è rappresentato da una popolazione, come quella palestinese, che non si lascia schiavizzare senza reagire, allora la borghesia dominante passa alla sua cancellazione. E che questa operazione di sistematico annientamento di un intero popolo non sia per niente facile, nemmeno per un esercito potente e tecnologicamente avanzatissimo, come quello israeliano, è dimostrato dal fatto che Israele ha dovuto chiamare al proprio fianco il gigante americano non solo come fornitore di armi, dollari e protezione politica a livello mondiale, ma anche come socio nell’appropriarsi dei territori palestinesi garantendogli la comproprietà una volta eliminati i suoi vecchi abitanti.

Fare perciò affidamento sull’ONU, sul “diritto internazionale”, sui “buoni rapporti” con Washington e Tel Aviv, per cercare di… fermare un genocidio in atto, fare affidamento sul concetto di democrazia, che ha perso da tempo e completamente ogni influenza benefica sui potenti del mondo, perché non “esagerino” nell’ammazzare, nel torturare, nel violentare esseri viventi e ambiente, vuol dire lasciare mano libera proprio a quei potenti del mondo che usano il proprio popolo e gli altri popoli al solo fine di difendere e rafforzare i propri privilegi, il proprio potere.

La risposta, che soltanto il proletariato potrà dare, è nella sua lotta di classe, nel suo riorganizzarsi in modo indipendente ed esclusivamente a difesa dei propri interessi di classe – che sono gli interessi della maggioranza della popolazione mondiale – nel suo rivendicare la necessità di usare la propria forza, sociale, politica e, un domani, militare, nella prospettiva della rivoluzione antiborghese, anticapitalistica, trasformando la guerra borghese, imperialista e tra Stati, in guerra di classe, la sola guerra che ha come obiettivo la fine di ogni oppressione e, quindi, di ogni guerra.

 Il proletariato, con la sua rivoluzione di classe, cancellerà così, non solo dalle carte geografiche, ma dalla storia dell’umanità, il potere borghese, i suoi Stati, le sue infamie, i suoi massacri. E’ in questa prospettiva che i comunisti sono a fianco della lotta di sopravvivenza dei proletari palestinesi che hanno la sfortuna di essere stati usati per decenni dalla loro borghesia, divisa in fazioni contrastanti, come lavoratori sfruttati pesantemente in casa propria e come carne da macello tutte le volte che Israele e qualsiasi altro Stato arabo e non arabo della regione mediorientale aveva interesse a deviare la forza dei combattenti palestinesi ora contro uno ora contro l’altro Stato ritenuto “nemico”, quando il vero nemico principale che i proletari palestinesi hanno sempre avuto era ed è prima di tutto in casa loro.                                

 


 

(1) Cfr. Qual è il futuro dei palestinesi di Gaza? Presa di posizione del 5 giugno 2025, pubblicato poi in «il comunista», n. 187 Maggio-Luglio 2025.

(2) Cfr. Medio Oriente: Israele, braccio armato dell'imperialismo americano, sferra la guerra contro tutti coloro che si oppongono agli interessi di potenza di Washington, all'ombra dei quali emergono gli interessi israeliani di potenza regionale, in «il comunista», n. 184, Dicembre 2024.

(3) Cfr. https://www.tpi.it/esteri/piano-trump-riviera-gaza-cisgiordania-202502051161299/

(4) Cfr. Ricostruire Gaza o farne colonia, “il fatto quotidiano”, 22 febbraio 2026. Col termine inglese rendering si intende il processo mediante il quale un modello 3D digitale viene trasformato in un’immagine realistica o stilizzata, simile a una fotografia. Coastal tourism d’élite: turismo costiero d’élite.

 

15 marzo 2026

 

 

Partito Comunista Internazionale

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