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Prises
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Belgio
Un quartiere si mobilita per Imad, ucciso a colpi d'arma da fuoco dalla polizia per essersi rifiutato di obbedire a un ordine
Domenica 22 marzo, duecento persone hanno sfilato per le strade della cittadina di Seneffe, nella provincia di Hainaut (Vallonia), scandendo i seguenti slogan: "La polizia uccide, il sistema giudiziario è complice!", "Violenza della polizia: resistenza popolare!", "Niente giustizia, niente pace!", "Quando la giustizia tace, il popolo grida!", "Poliziotti, razzisti, assassini!".
Ricordiamo
che tre anni fa, a marzo, nel complesso residenziale popolare di Trieux,
Imad Haddaji, 43 anni, padre di due figli, fu ucciso da colpi d'arma da
fuoco della polizia, che lo colpirono al cuore, alla testa e al braccio,
come ricorda il suo avvocato, Selma Benkhelifa.
Fu vittima di brutalità poliziesca per un semplice "rifiuto di obbedire a un
ordine": una violazione del codice della strada.
Gli agenti di polizia coinvolti nella morte di Imad non sono stati chiamati
a rispondere delle loro azioni;
sono ancora in servizio. Il pubblico ministero incaricato del caso ha
chiesto che venga archiviato.
Alcune delle comunicazioni radio della polizia relative al giorno
dell'incidente rimangono segrete, senza alcuna spiegazione.
I procedimenti giudiziari sono interminabili e opachi, concepiti per
scoraggiare le vittime e proteggere gli autori dei crimini di polizia.
Una recente inchiesta giornalistica rivela che almeno 120 persone sono state uccise dalla polizia dal 2010 (1), proporzionalmente più che in Francia, ma meno che nei Paesi Bassi. Tuttavia, secondo i giornalisti, le cifre sono indubbiamente più alte. La Commissione P (la cosiddetta "polizia della polizia"), un organo parlamentare incaricato di monitorare l'attività delle forze dell'ordine e, in particolare, di registrare le denunce contro gli agenti di polizia, riconosce che, a seconda dell'anno, solo il 2-4% delle denunce si traduce in condanne (2). E il più delle volte, queste rare condanne, quando non vengono ribaltate in appello, si traducono in pene sospese. È il caso dell'agente di polizia che nel 2018 sparò e uccise alla testa la piccola Mawda Shawri, di due anni, l'agente più severamente condannato per omicidio commesso dalla polizia: 10 mesi di reclusione con la condizionale e una multa di 400 euro (3).
È evidente che non si tratta di "errori" commessi da poche "mele marce", bensì del normale funzionamento della polizia e del sistema giudiziario, che in pratica garantisce l'impunità agli agenti, soprattutto quando le vittime sono di origine straniera o appartenenti alla classe operaia.
Si tratta di un sistema giudiziario e di una forza di polizia di classe, al servizio dell'ordine borghese capitalista. Quest'ultimo non può retrocedere temporaneamente se non di fronte a una forza sufficiente, finché la lotta del proletariato non avrà la forza di rovesciare definitivamente questo ordine ingiusto e criminale.
Prossima udienza: Camera preliminare, tribunale di Charleroi, 22 aprile alle ore 14:00.
(1) Inchieste di L’Echo, Le Vif, De Tijd e Knack; non esistono statistiche ufficiali. https://multimedia. lecho.be/ police-personnes-decedees/
(2) https://www.rtbf.be/article/en-2023-3-83-plaintes-deposees-au-comite-p-ont-abouti-a-une-con damnation-judiciaire-pourquoi-ce-chiffre-est-il-si-peu-eleve-115 58415
(3) La bambina si trovava in un furgone che trasportava lavoratori migranti senza documenti e che non si è fermato a un posto di blocco della polizia. L'autista è stato condannato a quattro anni di carcere per "aver messo in pericolo altre persone", mentre lo sparo dell'agente di polizia è stato giudicato "accidentale"! https://obspol.be/mawda/
27 marzo 2026
Partito Comunista Internazionale
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