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Francia. Abbasso l’oppio elettorale, viva la lotta di classe!
Nessun proletario che aprisse un giornale o accendesse la radio o la televisione poteva sfuggirvi, tanto incessantemente i media battevano il tamburo: il 2027 sarà un anno elettorale e la campagna è già iniziata.
Questo non dovrebbe sorprendere, visto come la vita politica nelle democrazie sia scandita da queste grandi farse di illusioni che sono le elezioni. Lenin, per esempio, aveva già evidenziato la caratteristica essenziale della democrazia capitalista: "agli oppressi è permesso di decidere, una volta ogni qualche anno, quale fra i rappresentanti della classe dominante li rappresenterà e li opprimerà in Parlamento!" (1) I rivoluzionari marxisti sanno benissimo che in una democrazia come in una dittatura, è sempre la borghesia a governare. (2) Lo Stato, lungi dall'essere un arbitro imparziale al di sopra delle classi, non è che "un comitato, il quale amministra gli affari comuni di tutta quanta la classe borghese", come afferma il “Manifesto del Partito Comunista” di Marx-Engels (3). Il proletariato, quindi, non ha nulla da guadagnare dalle elezioni.
Il proletariato non ne trae alcun vantaggio, ma ciò non impedisce all'oppio elettorale di fare il suo lavoro. Certo, tende a essere sempre meno efficace, come dimostra il crescente tasso di astensione alle elezioni presidenziali almeno dal 1995 (con l'eccezione del 2007), particolarmente pronunciato tra il proletariato, dove quasi un lavoratore su due non vota alle varie elezioni. Ciò, tuttavia, non impedisce alla borghesia, sempre ingegnosa, di moltiplicare gli incentivi al voto.
Il più efficace di questi è la famigerata "diga repubblicana", la declinazione elettorale dell'antifascismo democratico. Ricorrendo regolarmente, dal 2002, alla minaccia dell'ascesa al potere di forze fasciste – presagio della trasformazione delle istituzioni democratiche in una dittatura –, alla repressione di ogni protesta operaia e persino, tra gli antifascisti più ferventi, all'apertura di campi di concentramento, la borghesia è riuscita a mantenere un certo livello di interesse pubblico per le elezioni, anche tra il proletariato. Basti pensare alle elezioni legislative del 2024, anticipate in seguito all'inaspettato scioglimento dell'Assemblea Nazionale da parte di Macron, in cui si prevedeva una vittoria schiacciante del Rassemblement National (RN), per dimostrare come la combinazione di oppio elettorale e oppio antifascista abbia prodotto un cocktail esplosivo, assolutamente dannoso per i veri interessi del proletariato. Abbiamo quindi potuto constatare che la partecipazione è aumentata di quasi 20 punti percentuali in ciascuno dei due turni rispetto alle elezioni legislative del 2022. Si è trattato addirittura del dato di partecipazione più alto registrato dalle elezioni legislative del 1997. È evidente che questa ripresa della partecipazione si spiega soprattutto con la mobilitazione del proletariato, e in particolare dei giovani, le due principali fonti di astensione.
In questo senso, il 2027 si preannuncia come una replica del 2024. Secondo i sondaggi e altri esperti borghesi, la vittoria dell'estrema destra non è mai stata così certa. È quindi lecito prevedere che la retorica di un baluardo repubblicano verrà invocata incessantemente dalle forze politiche di sinistra, e soprattutto di estrema sinistra. Questi ultimi gruppi si sono infatti specializzati nell'attirare i proletari militanti verso le illusioni elettorali, il più delle volte invocando la minaccia del fascismo al potere. Questa tattica ha maggiori probabilità di successo dato che questa volta il candidato della cosiddetta sinistra radicale, Jean-Luc Mélenchon, leader di La France Insoumise (LFI), ha concrete possibilità di raggiungere il secondo turno, un'impresa che non si verificava dai tempi dell'"anticapitalista" Mitterrand nel 1981. Alcuni trotskisti si sono già lanciati nella campagna elettorale, sostenendo Mélenchon fin dal primo turno. È questo il caso dell'NPA-L'Anticapitalista, raggruppato attorno ai suoi portavoce storici di spicco, Besancenot e Poutou, il sedicente partito "comunista” “rivoluzionario", e le onnipresenti fazioni lambertiste. Se il resto della famiglia trotskista ha deciso di candidarsi come indipendente – contribuendo così a mantenere vive le illusioni elettorali tra le frange più combattive del proletariato – è molto probabile che queste formazioni borghesi opportuniste chiederanno di votare per Mélenchon al secondo turno, "senza illusioni, ma senza riserve". (4)
Se i proletari si dovessero disinteressare delle elezioni, non è per uno stupido apoliticismo di stampo anarchico, ma perché le elezioni svolgono una funzione specifica nella società borghese: mantenere vive le illusioni del proletariato, credendo che un altro partito politico, un altro leader, possa davvero difendere i suoi interessi, e distoglierlo così dall'unica via che conduce alla sua emancipazione: la lotta di classe, che passa dalla mera difesa dei propri interessi immediati alla lotta insurrezionale per il rovesciamento dello Stato borghese e l'instaurazione della sua dittatura.
Tuttavia, i periodi elettorali sono stati spesso momenti di pace sociale, di "tregua" nella lotta tra borghesia e proletariato. Sebbene le elezioni siano state talvolta accompagnate da movimenti di protesta, questi rappresentano più l'eccezione che la regola, poiché la politica elettorale è una droga potente, particolarmente efficace nell'anestetizzare il proletariato.
Anche se sappiamo che i nostri appelli saranno ascoltati, nella migliore delle ipotesi, solo da una piccola minoranza del proletariato, mentre il resto si crogiolerà nel fango elettorale, è nostro ruolo e dovere di rivoluzionari ricordare a tutti che la lotta di classe non conosce tregue – nemmeno quelle elettorali – e che l'unico modo per il proletariato di affrontare gli attacchi, indubbiamente in escalation, che la borghesia sta preparando è lottare per la difesa delle proprie condizioni di vita e di lavoro.
E se è vero che il RN è innegabilmente una forza antiproletaria, nonostante la sua demagogia, e che la sua ascesa al potere sarà necessariamente accompagnata da terribili attacchi contro la classe operaia, resta altrettanto vero che questo partito non ha nulla da invidiare ai numerosi eredi del presidente uscente, né tantomeno alle forze di sinistra e di estrema sinistra, che storicamente hanno sempre orchestrato i più feroci attacchi contro il proletariato, approfittando del relativo sostegno di cui godevano tra gli sfruttati.
Indipendentemente da chi vincerà le elezioni, che sia Le Pen, Mélenchon o uno degli intercambiabili eredi di Macron, il proletariato deve seguire una sola strada: la ripresa della lotta di classe!
Abbasso lo Stato borghese, la sua Repubblica e tutte le sue istituzioni!
Per l'unione dei proletari di tutte le nazionalità, con o senza documenti, di tutte le età e di entrambi i sessi, occupati o disoccupati!
Per la ripresa della lotta di classe indipendente contro il capitalismo e l'imperialismo!
Per la rivoluzione comunista internazionale!
(1) Lenin, Stato e rivoluzione, cap. V, 2. “La transizione dal capitalismo al comunismo”, agosto-settembre 1917, Editori Riuniti, Roma 1981.
(2) “Tutti i socialisti, chiarendo il carattere di classe della civiltà borghese, della democrazia borghese, del parlamentarismo borghese, hanno espresso la stessa idea che già Marx e Engels avevano esposto con il massimo rigore scientifico, dicendo che la repubblica borghese più democratica è soltanto una macchina che permette alla borghesia di schiacciare la classe operaia, che permette a un pugno di capitalisti di schiacciare le masse lavoratrici”, Lenin, “Tesi e risoluzione sulla democrazia borghese e la dittatura del proletariato”, Primo Congresso dell’I.C., 4 marzo 1919, in “La Terza Internazionale. Storia documentaria”, A. Agosti, vol. 1*, Editori Riuniti, Roma 1974, p. 32.u j
(3) Karl Marx, Friedrich Engels, Il Manifesto del Partito Comunista, 1848, Opere complete, vol. VI, p. 488.
(4) “Lutte Ouvrière” su Mitterrand in Lutte ouvrière, n. 675.
7 settembre 2026
Partito Comunista Internazionale
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